domenica 15 maggio 2011

INNO ALLA VITA

Inno alla vita   (Madre Teresa di Calcutta)


La vita è bellezza, ammirala.

La vita è un’opportunità, coglila.

La vita è beatitudine, assaporala.

La vita è un sogno, fanne una realtà.

La vita è una sfida, affrontala.

La vita è un dovere, compilo.

La vita è un gioco, giocalo.

La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è una ricchezza, conservala.

La vita è amore, donala.

La vita è un mistero, scoprilo.

La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.

La vita è un inno, cantalo.

La vita è una lotta, accettala.

La vita è un’avventura, rischiala.

La vita è felicità, meritala.

La vita è la vita, difendila.

giovedì 28 ottobre 2010

preghiera del DEORADH

...possa la strada distendersi davanti a te,

il vento sempre alle tue spalle

il sole splendere caldo sul tuo viso

la pioggia cadere leggera nei campi

e finche' ci incontreremo di nuovo,

possa Dio tenerti nel palmo della sua mano"

mercoledì 14 luglio 2010

..il dopo vita

« Inizieremo dall'argomento che vi sembra più importante : la vostra relazione con la morte. Bisognerebbe bandire questa parola. La parola morte è come un accetta, è come una fine; la parola molto più appropriata sarebbe il dopo vita ma non è ancora nel vocabolario degli uomini.

Questo tema è molto importante per gli uomini perché ognuno di voi in un momento o in un altro, siete stati e rischiate di essere confrontati con il dopo vita. In ogni modo, ognuno di voi vi sarà confrontato! Poco importa il modo con il quale la vivrà, che sia al momento di quello che chiamate la separazione del vostro corpo o al momento di un'altra vita che potrete vivere con il vostro corpo se siete trasportati su un'altra sfera di esistenza.

Non parleremo di questa terra di esistenza, parleremo di quello che chiamate impropriamente la morte. Ognuno di voi sarà completamente diverso dall'altro di fronte a questo problema.

Quando lasciate il vostro corpo, ignorate il percorso spirituale fatto perché quando siete incarnati in terza dimensione, l'involucro del vostro veicolo di manifestazione vi nasconde una grande parte di quello che siete.

Quando in un modo o in un altro avete lasciato il vostro veicolo di manifestazione, arrivate su delle sfere differenti per ognuno che sono in rapporto con il percorso spirituale compiuto. Arrivando su queste sfere, alcuni fra di voi non avranno bisogno di preparazione per andare sul loro vero piano di esistenza, sul loro vero mondo, il loro mondo di appartenenza. Il passaggio da un mondo ad un altro può farsi in un modo folgorante. Questo dipende dalla coscienza che avete di quello che siete ma soprattutto di quella che avrete sul distacco quando avrete lasciato questo piano della terza dimensione.

Bisogna che siate persuasi che la vita è eterna. Il problema attuale degli umani è che non hanno coscienza dell'eternità della vita. Per essi, la parola morte significa la fine di tutto, la fine di quello che conoscono, di quello che hanno amato. E' il mistero, un mistero che non amano troppo esaminare d'altronde!

Un essere che parte subito senza preparazione spirituale ha più difficoltà nell'andare sui piani di Luce, rispetto a colui che ha avuto un tempo di preparazione nel corso di una malattia. Facciamo tuttavia una riserva: alcune persone soffriranno a lungo per una malattia e si rivolteranno assolutamente contro questa sofferenza, contro questa ingiustizia. Certamente chiederanno di non più soffrire e di essere liberate ma questo non cambierà nulla per le loro difficoltà, perché avendo portato le loro paure, il loro rifiuto e la loro incomprensione nell'altro lato dello specchio non avranno progredito più di colui che è partito subito.

Desideriamo aprire una parentesi per dire che quando la sofferenza è troppo importante per il corpo fisico, c'è una rottura, la sofferenza non esiste più, il corpo secerne una sostanza che l'anestetizza.

In generale, ed è qui su cui vogliamo arrivare, chiunque parte da questo mondo deve essere liberato da questo mondo! Se dovete lasciare questo mondo o se alcune persone che amate devono lasciarlo e lasciare il loro corpo fisico, bisogna aiutarle affinché possano avere il distacco totale di quello che è stata la loro vita nella materia di terza dimensione. Altrimenti, per un periodo a volte lungo, errano vicino coloro che amano rammaricando molto addentro la loro precedente vita perché non possono avere coscienza di quello che è veramente la vita.

Una volta, nelle vostre chiese, veniva sempre chiesto di pregare molto per coloro che passavano la grande porta, per coloro che vivevano il dopo vita. Attualmente, in questo mondo moderno, dimenticate troppo spesso di pregare per coloro che vi hanno lasciato, che sono partiti. Una preghiera può essere molto semplice e tanto rapida! Una preghiera è un pensiero di Amore e di Luce che inviate verso coloro che hanno lasciato questo mondo per illuminare la loro strada.

Alcuni esseri che non hanno fatto forzatamente un cammino spirituale così come lo intendete, arrivano molto rapidamente a vedere la luce della propria guida, dei fratelli di Luce che aspettano loro per condurli sul loro nuovo piano di esistenza.

E' molto difficile rispondere correttamente alle interrogazioni di coloro che soffrono della perdita di un essere caro, perché la risposta può essere totalmente diversa da persona a persona a secondo se hanno o non hanno compreso alcune cose, se hanno o non hanno accettato questa partenza o se non credono a niente.

Il più importante è quello che fate in questa esistenza, il modo come conducete la vostra vita, quali sono le vostre priorità, come reagite di fronte ai problemi esistenziali o relazionali, come reagite di fronte ai vostri comportamenti affettivi, alle vostre paure ! Tutto questo ha un'immensa importanza su questo piano di terza dimensione e ugualmente sui piani del dopo vita.

La piccola parte di energia dell'anima che ha sperimentato la materia ritorna all'anima iniziale o alla parte di energia iniziale che forma l'anima. Quello di cui potete essere certi è che il ritorno verso questa anima contenente tutte le esperienze delle multiple vite può realizzarsi in un modo molto rapido seguendo l'evoluzione e la coscienza della persona che viveva in terza dimensione. Questa fusione, questa unità può prodursi praticamente istantaneamente dopo la partenza.

Come lo hanno detto alcuni testi, c'è il peso dell'anima, cioè per un momento più o meno lungo si fa la sintesi, l'analisi di tutto quello che è stato vissuto da questa piccolissima particella di quello che siete veramente. La fusione con le vostre multidimensionalità può accadere anche molto rapidamente.

Quello che vi diciamo non ha una vera risonanza in voi perché non avete ancora la capacità di potere capire e accogliere quello che non appartiene alla vostra terza dimensione.

Dovunque andiate nel dopo vita, con o senza il vostro corpo, il passaggio si farà e deve farsi dalla terza dimensione in quarta dimensione, quinta, sesta dimensione. Quello che è molto importante nella vostra vita presente, è già di imparare quello che siete, di imparare a diventare completi, a fare l'unità tra il Divino e l'umano, a creare il ponte che vi unisce a quello che siete veramente.

Il lavoro che potrete compiere in questo senso, in questa fusione sarà di un'importanza considerevole. Quando passerete nell'altro lato della grande porta, non avrete nessuna attesa, vi ritroverete in seguito tali quali siete veramente e sarete operativi molto rapidamente. Non crediate che dopo avere lasciato il piano della Terra, sarete nel riposo eterno o in una beatitudine un poco ingenua. Sarete riattivati per delle nuove missioni, per operare secondo quello che siete veramente.

Tutto quello che vi diciamo diventerà più chiaro in voi ; fino a quando i veli umani esisteranno, non potrete capire, assimilare, accettare alcune cose. Non appena questi veli cadranno per fare apparire la vostra vera realtà, la vostra comprensione della vita, del dopo vita, dei diversi piani, dell'Universo sarà totalmente diverso.

Infatti tutto è legato, non c'è nessuna separazione se non la separazione che mettete tra voi e gli altri, tra voi e il vostro « Io sono », tra voi e la vita.

Non riuscite a concepire ancora totalmente che siete tutti uniti per l'eternità poiché siete Dio, perché siete i figli di Dio, siete tutti uniti per l'eternità.

Preciseremo anche che non c'è nessuna ingiustizia, vivete un periodo cruciale, un periodo di grande raccolta. Quello che avete vissuto da migliaia di anni, essenzialmente su questo mondo e forse anche su altri mondi di terza dimensione dove esiste il libero arbitrio, è sottomesso alla legge di causa ed effetto. Il libero arbitrio non è stato dato unicamente al pianeta Terra, è stato ugualmente dato ad altri mondi, anche se poco numerosi è vero. Dunque tutto quello che trovate così difficile, così ingiusto è semplicemente fatto per purificarvi. Le anime che sono venute per incarnarsi in questo periodo specifico sono venute per purificarsi, pulirsi in qualche modo di tutti i loro errori, le loro incomprensioni e anche per tutti gli atti commessi in altre esistenze.

Non c'è assolutamente ingiustizia, la legge di causa ed effetto è la legge la più giusta, fa parte delle leggi dell'Universo ! Un essere che si è aperto, che ha cominciato a creare il ponte che unisce la sua umanità alla sua Divinità non avrà grandi sofferenze a livello del suo corpo, non avrà gravi malattie, perché la Divinità in lui riparerà il suo corpo fisico. La Divinità in lui può dargli in permanenza questo corpo perfetto che deve essere il suo e che lo sarà su altri mondi.

Il Divino in voi, il « Io sono », può riuscire anche a trascendere tutti i veleni che ingerite, tutta il vostro pessimo cibo; ha ogni potere sulla materia, può riparare il corpo in un modo straordinario, può ricostruirlo, rimodellarlo.

Se ci sono tante difficoltà, sofferenze oggi nei corpi fisici è per la Divinità attiva in ciascuno, attivata anche dalle immense energie che arrivano dall'Universo. Non dimenticate voi siete in mutazione, non dimenticate che da voi nascerà l'uomo spirituale, l'uomo nuovo. Non capite a fondo tutto questo nella vostra coscienza ma comunque è così.

Ogni rinascita non compresa può generare una sofferenza. Quando le donne danno al mondo un bambino c'è sofferenza. Perché? Un bambino potrebbe nascere senza sofferenza ma la mamma non chiede l'aiuto al Divino, lei non capisce che potrebbe dare la vita senza nessun dolore. Spesso la mamma si contrae, contrae il suo corpo su questa sofferenza.

E' lo stesso per tutti gli episodi della vostra vita, che siano le malattie, le operazioni, ecc… non riuscite a capire il tesoro che è in voi e le sue potenzialità immense, non riuscite a capire come funzionate veramente! Non siete sufficientemente all'ascolto della vostra umanità, né sufficientemente all'ascolto della vostra Divinità. Siete all'ascolto del vostro ego, del vostro mentale che vi confonde, vi racconta spesso storie e, a volte vi raggira.

Più sarete all'ascolto del vostro corpo, più sarete all'ascolto del vostro « Io sono », del vostro Divino, più vi trasformerete e meno soffrirete di qualunque cosa sia.

Se vi chiediamo questo lavoro di depurazione, di pulizia, di investigazione sulla vostra esistenza, è semplicemente per facilitare la fusione tra l'umano e il Divino, per facilitare la vostra transizione, in qualunque modo possa farsi, e anche per facilitarvi la vita in questa terza dimensione. "
Potete riprodurre questo testo e darne copie secondo le seguenti condizioni :

* che non sia tagliato,
* che non subisca nessuna modifica di contenuto,
* che fate riferimento al nostro sito http://ducielalaterre.org
* che menzionate il nome di Monique Mathieu.

giovedì 10 giugno 2010

Tertulliano... la preghiera

L'unico compito della preghiera è richiamare le anime dei defunti dallo stesso cammino della morte, sostenere i deboli, curare i malati, liberare gli indemoniati, aprire le porte del carcere, sciogliere le catene degli innocenti. Essa lava i peccati, respinge le tentazioni, spegne le persecuzioni, conforta i pusillanimi, incoraggia i generosi, guida i pellegrini, calma le tempeste, arresta i malfattori, sostenta i poveri, ammorbidisce il cuore dei ricchi, rialza i caduti, sostiene i deboli, sorregge i forti. (L'orazione, cap. 29)

venerdì 7 maggio 2010

S.Paolo, Lavorare per la salvezza

12 Quindi, miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore.13 E' Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni.
14 Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche,15 perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo,16 tenendo alta la parola di vita. Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato.17 E anche se il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull'offerta della vostra fede, sono contento, e ne godo con tutti voi.18 Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

S.Paolo, Mantenere l'unita' nell'umilta'


S.Paolo, lett. ai Filippesi, 2,1.

2 1 Se c'è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c'è conforto derivante dalla carità, se c'è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione,2 rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.3 Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso,4 senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.
5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,6 il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;7 ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana,8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.9 Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome;10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra;11 e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

sabato 20 marzo 2010

che cosa vuol dire : "amare"

Amare significa sempre rendere possibile all’essere amato la libertà: anche nel rapporto fra esseri umani.


Significa rinunciare a volere che l’altro compia ciò che noi vorremmo che compisse, perché così non ameremmo lui, ma noi stessi in lui; e significa rinunciare a voler sapere meglio di lui che cosa è il meglio, per lui.

In un certo senso amare comporta sempre una decisione di impotenza e di follia.

mercoledì 30 dicembre 2009

....ercole !!

Questa dualità è la gloria dell’umanità e costituisce anche il problema che ogni essere umano deve risolvere. Padre- Spirito e Madre-Materia s’incontrano nell’uomo ed il lavoro del discepolo diventa quello di liberarsi dai vincoli della madre e rispondere così all’amore del Padre.
Questa dualità emerge anche dal fatto che egli era uno dei gemelli. Leggiamo infatti che uno dei gemelli fu generato da un padre terreno, mentre l’altro era figlio di Zeus. Questa è la grande realizzazione a cui giunge ogni essere umano evoluto e cosciente di sé. Egli diventa consapevole di due aspetti nella sua natura. Uno è la personalità ben sviluppata ed altamente organizzata attraverso la quale abitualmente egli si esprime (mentale, emotiva e fisica), con tutte e tre le parti coordinate in un’unità integrata. L’altra è la natura spirituale, con i suoi impulsi e le sue intuizioni, la sua costante spinta verso il divino e il conseguente conflitto scaturito dalla consapevolezza di tale dualità. Ercole era il discepolo vivente in un corpo fisico, ma capace, a volte, come S. Paolo, di essere “rapito al terzo cielo” e di comunicare con esseri divini. In quello stato egli ebbe la visione del Piano, seppe ciò che doveva fare e percepì la realtà della vita spirituale.

Vi è anche un altro piccolo fatto interessante nella storia della sua vita, che ha attinenza con questa stessa verità. Si dice che, ancora bambino, Ercole uccise il suo gemello. Così egli non era più un’entità divisa, non era più una dualità, ma un’unità formata da anima e corpo. Questa condizione denota sempre lo stadio del discepolo. Egli ha raggiunto l’“unificazione” e sa di essere un’anima in un corpo e non un’anima ed un corpo e questa consapevolezza dovrà ora guidare tutte le sue azioni. La storia racconta che, ancora nella culla, il vigoroso bambino uccise due serpenti, ponendo di nuovo l’accento sulla dualità. Con questo atto egli anticipò il proprio futuro, nel quale avrebbe dimostrato che la natura fisica non lo dominava più, che poteva strangolare il serpente della materia e che la grande illusione non lo teneva più prigioniero. Egli uccise il serpente della materia ed il serpente dell’illusione. Studiando la simbologia del serpente, lo troveremo rappresentato in tre modi: uno rappresenta la materia, l’altro l’illusione e il terzo la saggezza. Quest’ultimo si manifesta solamente quando gli altri due siano stati uccisi.
Questo senso di dualità è il primo stadio dell’esperienza spirituale e caratterizza i pensieri di tutti i grandi aspiranti e mistici del mondo.

TRATTO DA : a.a.bailey, le fatiche di ercole

venerdì 18 dicembre 2009

...nascita del mondo materiale

....Se fate lo sforzo di portare la vostra immaginazione indietro nel tempo, potrete figurarvi lo spazio in cui nulla è visibile; ed in questo spazio - ove sembra esservi il vuoto, ma ove in realtà tutto è pieno, soltanto pienezza invisibile all'occhio - in questo spazio dunque comincia a sollevarsi una leggera nebbia, troppo delicata perfino per essere chiamata una nebbia, però è la parola più vicina ad esprimere questo principio di aggregazione; mentre state guardando, la nebbia diventa più densa e sempre più densa a misura che il tempo passa, aggregandosi sempre più strettamente insieme e rendendo più vasto lo spazio attorno ad essa; finché ciò che sembrava la più lieve delle ombre prende forma, diventa più definita durante il procedimento, e poi se voi foste testimoni di questa costruzione di mondi vedreste la nebulosa diventare densa e sempre più densa, e separarsi sempre più decisamente nello spazio fino a quando un sistema si è formato con un sole centrale ed i pianeti che lo circondano.

E così succede, per quanto malamente espresso, della venuta dello Spirito nella individualizzazione: è come il debole apparire di un'ombra nel vuoto universale, che viceversa è il più pieno di tutti i pieni, e poi quest'ombra diventa una nebbia, e poi acquista una forma sempre più netta, diventando sempre più definita a misura che l'evoluzione procede, finché ecco che là ove sul principio vi era soltanto la più debole delle ombre e poi una nebbia crescente, ora esiste un individuo, uno Spirito: questo è il procedimento figurativo della formazione della coscienza individuale.

E se potete soffermarvi per un momento su questo pensiero, potrete forse rendervi conto come lo Spirito si formi durante il lungo corso dell'evoluzione e come questo Spirito non sia fin dall'inizio una cosa completa che si butta giù, come un nuotatore si tuffa nell'oceano della materia, ma sia costruito lentamente, molto lentamente, o densificato, se ancora posso servirmi di questa immagine, finché fuori dall'Universo appare l'individuo, ed un individuo che sempre cresce a misura, che l'evoluzione procede.

Quello Spirito perdura, come sappiamo, attraverso tutte le vite per infiniti anni, per incalcolabili secoli.

E' l'individuo in via di crescita, e la sua consapevolezza è la consapevolezza di tutto ciò che sta dietro a lui nel processo della sua crescita.


Lo Spirito è quella entità, divenuta oggi possente in alcuni dei Figli degli Uomini; ha dietro di sè un passato accumulato sempre presente alla sua coscienza, che tanto si è allargata durante la marcia sul sentiero da tempo immemorabile percorso; ha quella vasta consapevolezza che racchiude in sè tutte le sue vite e realizza tutto il suo passato.

E quando arriva il tempo di una nuova nascita e nuove esperienze debbono essere raccolte,questo Spirito - che è andato sempre crescendo attraverso le età - proietta una parte di sè stesso in un nuovo involucro destinato a mietere nuove esperienze; e questa parte che si protende ondeggiando verso i piani inferiori, affinché là possa accrescere la sua sapienza di cui si servirà lo Spirito per diventare sempre più grande, questa parte di sè stesso che si protende ondeggiando è ciò che noi chiamiamo la Mente nell'uomo; è la parte dello Spirito che opera nel cervello, che è confinata nel cervello, che è dolorosamente limitata dal cervello, letteralmente oppressa dal peso della carne, che rende la sua consapevolezza offuscata, perché non può farsi strada attraverso il denso velo della materia.

Tutta quella grandezza che noi sappiamo essere la Mente non è che questa parte dello Spirito che lotta, che lavora nel cervello allo scopo di sempre più ingrandire lo Spirito.

E mentre in esso lavora, mette allo scoperto quali siano i poteri dello Spirito, perché è lo Spirito stesso, anche se rivestito delle limitazioni della materia.
Quella parte dello Spirito che si può manifestare per mezzo del cervello è la mente della persona di cui ora stiamo seguendo l'evoluzione.

Talvolta la manifestazione è grande, talvolta è piccola, a seconda del grado di evoluzione raggiunto.

Ma ciò che l'uomo comprende quando è arrivato nella Corte esterna, è che lo Spirito è sè stesso e che la mente è soltanto la sua manifestazione transitoria.

Ed allora egli comincia a rendersi conto che proprio come il corpo e la natura-desiderio devono essere soggetti alla mente, la quale è parte dello Spirito imprigionato, così la mente stessa deve essere soggetta al grande Spirito, di cui per il momento è soltanto una proiezione che lo rappresenta; comincia a rendersi conto che essa è soltanto uno strumento, soltanto un organo dello Spirito, manifestato per compiere un dato lavoro e per la messe che deve raccogliere, per poi essere nuovamente assorbita dallo Spirito.

Rendendosi conto di ciò, quale sarà dunque la posizione del nostro candidato?

La mente impara; a misura che questa mente si mette in contatto col mondo esterno raccoglie dei fatti, li analizza, li cataloga e forma i suoi giudizi su di essi; il risultato di quest'attività va verso l'alto, passa attraverso questa espansione dello Spirito per andare su, o meglio per penetrare lo Spirito; è questo risultato che lo Spirito porta con sè in Devachan, e quivi ne estrae quanto sarà trasformato in saggezza.

Poiché la saggezza è assai differente dal semplice sapere.

Il sapere è tutta quella massa di fatti e di giudizi sui fatti e di conclusioni che ne derivano; la saggezza è l'essenza che viene estratta dal tutto, che è stata assorbita dallo Spirito quale frutto di tutte le sue esperienze, ed è - come già sapete - appunto in Devachan che queste esperienze vengono trasformate in saggezza.

Ma il nostro candidato, che sa tutto ciò, si renderà conto che lo Spirito è l' “Io”, lo Spirito che è passato per tutte quelle vite e che è andato lentamente formandosi durante il processo, quello è l'Io, che poi è il vero sè stesso, per quel tanto che ora può capire.

Ed allora egli comincia a comprendere perché sin dall'inizio gli è stato raccomandato di non confondere l'Io che è eterno con la mente che è soltanto una manifestazione transitoria dell'Io.


La Mente è la manifestazione dello Spirito nel mondo della materia, ed in questo si manifesta per servire agli scopi dello Spirito.

Allora egli comincia a comprendere la risposta che vien data al discepolo quand'egli lancia al Maestro la sua prima supplica per avere da Lui l'insegnamento, quando, dopo aver trovato la strada che conduce alla Corte esterna, egli grida: O Maestro, cosa devo fare per ottenere la saggezza?

O Saggio fra i Saggi, come fare per diventare perfetto?

Ecco le parole che - sembrano strane a tutta prima - escono dalle labbra del Saggio fra i Saggi: “Cerca la Via. Ma, o discepolo, sii di cuore puro prima di cominciare il tuo viaggio. Prima di muovere un passo, impara a discernere il vero dal falso, l'effimero dal durevole” (La Voce del Silenzio).

Ed il Maestro prosegue nella spiegazione della differenza fra dottrina e saggezza - cosa è ignoranza, cosa è conoscenza, e cosa è la saggezza che succede ad entrambi.

E viene poi fatta la distinzione fra la mente “simile ad uno specchio”, che raccoglie polvere mentre riflette, e le “brezze della saggezza dello Spirito che spazzano via la polvere delle nostre illusioni” ....

tratto da : a.besant verso il tempio, pag.22 e seg.

lunedì 7 dicembre 2009

genitori e figli

*(Stazione Celeste)

www.kryon.com

Kryon Risponde

Canalizzato da Lee Carroll


Genitori e Figli


Domanda: Caro Lee/Kryon, è con amore che i libri di Kryon mi sono caduti tra le mani in questo momento del mio apprendimento spirituale. Non riesco a metterli da parte. L’amore che sento quando leggo è traboccante. Ho una domanda. Nel Libro VI hai parlato di slegarsi dai propri figli. Come madre di due ragazzi di 17 e 19 anni, mi preoccupo per loro di continuo. Avranno un lavoro?, saranno felici nella vita?, e così via. Per favore, mi puoi spiegare cosa intendi quando parli di slegarsi da loro? Con amore, da un membro della famiglia.


Risposta: Il consiglio riguarda il prenderti cura di te. Ogni amoroso genitore amerà e si preoccuperà per la vita dei propri figli finché vive. Ma molti genitori vivono la loro vita in base a quanto accade ai loro figli. Quindi il consiglio è di equilibrare te stessa. Sii amorevole e disponibile, ma non permettere che ciò che accade a loro accentri tutta la tua attenzione. Se succede, allora ti assumerai la responsabilità di un’altra libera scelta: ignorerai te stessa e la tua propria spiritualità e darai via il tuo potere.

La miglior cosa che potete fare per i figli cresciuti è di amarli ed inviare loro luce tutti i giorni della loro vita. Sii là con loro, ma non vivere la loro vita per loro.


Kryon

4° Trimestre 2003

domenica 8 novembre 2009

..l'uomo che scopre ...se' stesso

" L'ultima cosa che l'uomo scopre è sé stesso.



E' una verità strana, eppure universale, che la sete umana della conoscenza debba cominciare da quello che è più lontano e finire con quello che è più vicino.

L'uomo
primitivo ha studiato i cieli, ma soltanto l'uomo moderno comincia ad esplorare i misteri della propria anima.



Moltissimi uomini sono un mistero per sé stessi; molti sono perfino inconsci della esistenza del mistero.


Se
noi dovessimo domandare ad un uomo comune che cosa sia lui, l'essere umano vivente; cosa accada quando egli pensa, sente od agisce; e quale sia la causa della lotta fra il bene e il male, che egli pur sente entro il suo petto, non solo egli non saprebbe rispondere, ma le domande stesse gli apparirebbero strane e nuove.


Eppure, che cosa è più strano del fatto che un essere umano possa attraversare la vita, sopportarne le vicissitudini, soffrirne le miserie, comuni a tutti gli uomini, goderne i caduchi piaceri, portarne il perpetuo fardello, senza mai chiedere perché?


Se noi vedessimo un uomo viaggiare con grande incomodo e numerose difficoltà, e se chiestogli dove vada
ci sentissimo rispondere che questa domanda non gli si è mai affacciata alla mente, lo riterremmo certamente pazzo.


Eppure, questa è precisamente la condizione della maggioranza degli uomini nella vita comune.

Essi compiono il viaggio dalla vita alla morte, si arrabattano nel faticoso cammino della vita, e non
chiedono mai perché, o tutt'al più si pongonosuperficialmente il problema, senza curarsi poi in realtà di
trovare una risposta."

TRATTO DA : LA LUCE DELL'ANIMA del Dr.MarioRizzi

..il peccato abita in me

"Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me"

S.Paolo (Romani 7,15).