venerdì 11 luglio 2008

l'albero della vita




" ........L'Albero della Vita costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabalà.

È un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità, chiamate SEFIROT, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro (vedi disegno).
Il pilastro centrale si estende al di sopra e al di sotto degli altri due. Le Sefirot corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri livelli all’Interno della Divinità. Inoltre, esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana. Le Sefirot sono dieci principi basilari, riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza. Osservando la figura, noterete che le dieci Sefirot sono collegate da ventidue canali, tre orizzontali, sette verticali e dodici diagonali. Ogni canale corrisponde ad una delle ventidue lettere dell’Alef Beit ebraico.


L'Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo la quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Esso è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l'intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela: l'unità del "grembo del Creatore", secondo una famosa espressione cabalistica.

L"'Albero della Vita" è la "scala di Giacobbe" (vedi Genesi 28), la cui base è appoggiata sulla terra, e la cui cima tocca il cielo. Lungo di essa gli angeli, cio è le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione. Lungo di essa sale e scende anche la consapevolezza degli esseri umani.
Tramite l ’Albero della Vita ci arriva il nutrimento energetico presente nei campi di Luce divina che circondano la creazione. Tale nutrimento scorre e discende lungo la serie dei canali e delle Sefirot, assottigliandosi e suddividendosi, fino a raggiungere le creature, che ne hanno bisogno per sostenersi in vita. Lungo l'Albero della Vita salgono infine le preghiere e i pensieri di coloro che cercano Dio, e che desiderano esplorare reami sempre più vasti e perfetti dell'Essere. I tre pilastri dell'Albero della Vita corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (destra), la Forza (sinistra), e la Compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche "via regale", ha in sé la capacit à di unificare gli opposti.

Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita diventa quello della conoscenza del bene e del male. I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra, dai quali sgorgano tutte le altre coppie d’opposti presenti nella creazione.

L'insegnamento principale contenuto nella dottrina cabalistica dell'Albero della Vita è quello dell'integrazione delle componenti maschile e femminile, da effettuarsi sia all'interno della consapevolezza umana che nelle relazioni di coppia. Spiegano i cabalisti che il motivo principale per cui Adamo ed Eva si lasciarono ingannare dal serpente fu il fatto che il loro rapporto non era ancora perfetto.

Il peccato d’Adamo consisté nell'aver voluto conoscere in profondità la dualità senza aver prima fatto esperienza sufficiente dello stato d’unità Divina, e senza aver portato tale unità all'interno della sua relazione con Eva. Il serpente s’insinuò nella frattura tra i due primi compagni della storia umana, e vi pose il suo veleno mortale.

Dopo il peccato, l'Albero della Vita fu nascosto, per impedire che Adamo, con il male che aveva ormai assorbito, avesse accesso al segreto della vita eterna e, così facendo, rendesse assoluto il principio del male. Adamo ha dovuto far esperienza della morte e della distruzione, poiché lui stesso aveva così scelto. Tramite tali esperienze negative, il suo essere malato si sarebbe potuto liberare dal veleno del serpente, perridiventare la creatura eterna che Dio aveva concepito. Analogamente, tutte le esperienze tragiche e dolorose, che purtroppo possono succedere durante la vita umana (Dio ci preservi da ciò), sono tuttavia occasioni preziose per rendersi conto della distanza frappostasi tra lo stato ideale, del quale conserviamo una memoria nel super-conscio, e lo stato attuale. Esiste però una via pi ù facile, più piacevole, la quale, pur non eliminando completamente l'amaro della medicina, ci permette già da adesso di assaggiare la gioia e perfezione contenuta nell'Albero della Vita, in misura variabile secondo le capacità di ognuno. Essa consiste nello studio della sapienza esoterica: la Cabalà.

Dopo aver perso lo stato paradisiaco del Giardino dell'Eden, l'umanit à non ha più accesso diretto all'Albero della Vita, che rimane l'unica vera risposta ai bisogni d’infinità, di gioia e d’eternità che ci portiamo dentro. Come dice la Bibbia, la via che conduce all'Albero è guardata da una coppia di Cherubini, due Angeli armati di una spada fiammeggiante.

Ciò però non significa che la via sia del tutto inaccessibile.
Secondo la tradizione orale, i due Cherubini possiedono l'uno un volto maschile e l'altro un volto femminile. Essi rappresentano le due polarità fondamentali dell'esistenza, così come si esprimono sui piani più elevati della consapevolezza.

Con il graduale ravvicinamento e riunificazione di tali principi, questi angeli cessano di essere i
"Guardiani della soglia", il cui compito consiste nell'allontanare tutti coloro che non hanno il diritto di entrare, e diventano invece i pilastri che sostengono la porta che ci riconduce al Giardino dell'Eden. La loro stessa presenza serve da indicazione e da punto di riferimento per quanti stanno cercando di ritornare a Casa.

Non si tratta però di un lavoro facile. I due Cherubini hanno in mano una spada fiammeggiante a doppio taglio. Tra le molte altre cose, essa simboleggia a distruzione dei due Tempi di Gerusalemme. L'esilio del popolo ebraico è la continuazione dell'esilio d’Adamo.

Ognuno di noi, nella vita, deve confrontarsi con questa doppia distruzione, con una doppia caduta (fisica e spirituale, morale e umana), con un doppio nascondersi di Dio.

Dice un verso del Deuteronomio (31,18):"poiché in quel giorno nasconderò doppiamente il Mio volto".
Si tratta di una doppia crisi, sia a livello di vita pratica che di fede interiore, un'iniziazione, attraverso cui dobbiamo passare se vogliamo il merito di ritrovare la strada. Se, dopo l ’esperienza ripetuta della sofferenza e dell'esilio, la nostra fede rimane intatta, e il nostro desiderio di Dio e della verit à rimane incrollabile, allora ci viene mostrato l'Albero della Vita. Analogamente, subito dopo la distruzione del secondo Tempio, lo Zohar (Libro dello Splendore) fu rivelato al mondo, e con esso venne data la descrizione dell'Albero della Vita. La strada era ritrovata, la via si era riaperta per tutti i ricercatori di Dio nella verità.
Le spade dei Cherubini si trasformano in due coppie di ali incrociate in alto, e insieme definiscono l'arco posto al di sopra del portale d'entrata al giardino dell'Eden: la Cinquantesima Porta della Conoscenza, "la Porta del Signore, attraverso la quale vengono i giusti". Essi diventano così i Cherubini che sovrastavano l'Arca dell'Alleanza, l'uno con un volto maschile, l'altro col volto femminile.

Come detto, l ’Albero della Vita è il progetto seguito da Dio per creare il mondo.
Le Sefirot sono l'origine d’interi settori dell'esistenza, sia nel mondo fisico sia in quello psicologico, come pure in quello spirituale.
Un esempio di ciò, nel mondo fisico, ci viene dalla struttura stessa del sistema solare.

Al suo centro c'è il Sole, che rappresenta la Sefirà chiamata Keter o "Corona", la piu'alta dell'Albero, dalla quale proviene la luce che riempie e vitalizza tutte le altre.

I nove pianeti che gli girano intorno rappresentano le altre nove Sefirot, secondo una semplice corrispondenza lineare, da Mercurio - Chokhmà a Plutone - Malkhut.
Nello studiare le caratteristiche di ciascuna di esse è possibile vedere emergere un’inequivocabile similitudine con i tratti astronomici e astrologici posseduti dal pianeta corrispondente. Si noti come la struttura dell'Albero già contenesse posto per i tre pianeti più lontani dal Sole, scoperti solo di recente. Nel caso in cui la scienza rivelasse l'esistenza di un altro pianeta, come alcuni calcoli e ricerche fanno ritenere probabile, esso si collocherà al posto dell'undicesima Sefirà, chiamata Da'at o "Conoscenza", una misteriosa Sefirà che pur avendo un ruolo importantissimo nell'Albero non è tuttavia contata solitamente insieme con le altre.

Nel piano psicologico, le dieci Sefirot sono dieci stati della psiche umana.

Il più alto, la Corona, è la condizione, peraltro raramente sperimentata, di totale trasfigurazione nel trascendente. Vi sono poi due tipi diversi di conoscenza intellettuale, corrispondenti alla percezione separata dei due emisferi cerebrali: la prima pi ù artistica e intuitiva, la seconda più logica e razionale. Basterebbe questo dato a confermare l'estrema modernità e scientificità della Cabalà. Altre forme di misticismo prestano più il fianco alle critiche dei razionalisti e degli scettici, che le accusano d’essere vaghe, confuse e arcaiche, frutto d’esperienze e visioni soggettive, in ogni modo contrarie alle verità scientifiche.

La Cabalà ha invece anticipato di secoli alcune tra le più importanti scoperte della scienza.
Ad esempio, lo Zohar prima, e la dottrina sviluppata dall'Arizal dopo, contengono un'accurata descrizione dei due modi separati di conoscenza presenti nel cervello umano, identificati esattamente l'uno con il cervello destro e l'altro con quello sinistro.
Dopo le prime tre Sefirot vi sono sei stati emotivi della psiche, tre più intimi e tre più rivelati, più vicini all'esperienza fisica. Tutti e sei sono generati dall'opposizione fondamentale tra Chesed (Amore) e Ghevurà (Forza), comprensibili anche come attrazione e repulsione. Infine l'ultima Sefirà, Malkhut (Regno), corrisponde ad uno stato psicologico rivolto soprattutto alle contingenze del mondo fisico e alle suenecessità.

Nel piano più spirituale le dieci Sefirot diventano le "Dieci Potenze dell'Anima", dieci luci o sorgenti d ’energia, che aiutano costantemente la crescita di coloro che sanno connettersi con esse, nel loro cammino di ritorno all'Albero della Vita........"

Tratto dalla rete

martedì 17 giugno 2008

il Creatore e gli angeli

Il Midrash racconta di una conversazione tra il Creatore e gli angeli: Prima di creare Adamo, Dio,nella Sua modestia,si consigliò con gli angeli.


L'angelo chiamato HESSED (bontà) disse: "Crea l'uomo, così che possa fare buone azioni".


EMET (verità) replicò : "Non creare l'uomo, perchè egli sarà pieno di distorsioni".


TZEDEK (giustizia) disse : "Crea l'uomo, affinchè egli sia giusto".


Per ultimo, SHALOM (pace) si oppose: "L'uomo sarà pieno di conflitti".




I Salmi descrivono questo dibattito con: "bontà e verità si cozzarono, giustizia e pace si incontrarono" (Salmi 85:11).



Dio decise a favore di chi appoggiava la creazione. (Rashi)

Egli prese EMET (verità) e la buttò a terra (Daniel8:12).



In questo gesto le Milizie Celesti videro una degradazione della Verità.



Esse dissero chel'esposizione ai mortali avrebbe messo in pericolo la Verità, e richiesero quindi nei Salmi (85:12) "laVerità germoglierà dalla terra verso il cielo".




La verità è così potente che prevarrà anche sulla terra,nonostante tutte le avversità. (Bereshit Rabbà 8:5)

TRATTO da : l'alfabeto di Gabriele Levy in www.esonet.org

sabato 14 giugno 2008

Celestino V



"... guardati dentro
prima di guardare intorno"




Pietro Celestino
Pontifex Maximus a.d. 1294

lunedì 9 giugno 2008

appunti

... Tuttavia questa etica riempie volumi e volumi nella letteratura orientale,
specialmente nelle Upanishad.

“Uccidi ogni desiderio di vita”, dice Krishna ad Arjuna.

Questo desiderio risiede soltanto nel corpo, veicolo del sé incarnato, non nel Sé, che è “eterno, indistruttibile, che non uccide, né è ucciso (Kathopanishad)”.

“Uccidi la sensazione”, insegna il Sutta Nipâta,“Considera ugualmente il piacere ed il dolore, il guadagno e la perdita, la vittoria e la disfatta”.

Ancora: “ Cerca ricovero soltanto nell’Eterno (ibid.)”.

“Distruggi il senso della separazione” ripete Krishna in tutte le forme.

“La Mente [Manas], che obbedisce agli irrequieti sensi, travolge la sua ragione
[Buddhi], come il vento [travolge] una nave sulle acque (Bhagavad Gita; II,
67)”.

...come insegnare alla mente..

pellegrinando in rete, ho trovato un bellissimo testo di Annie Besant intitolato "verso il Tempio"!
Inutile aggiungere che fin dalle prime pagine me ne sono innammorato!

qui sotto un picolo estratto che secondo me e' determinante per tutti in periodi come questi...



"....Allora ode un altro insegnamento, che in mistico linguaggio gli dice che egli deve distruggere il corpo lunare e ripulire il corpo mentale; e studiando e cercando di comprenderne il significato, egli impara da più di una allegoria, da più di un simbolo,ormai per lui familiari, che sotto la denominazione di corpo lunare s'intende quel corpo che appartiene a Kama o Desiderio, quello che viene definito come l'uomo astrale; egli impara che questo deve essere distrutto e che il corpo mentale deve essere purificato.

“Ripulisci il tuo corpo mentale” , gli dice il Maestro.

Soltanto togliendo la polvere dell'illusione sarà possibile a quel corpo mentale di rientrare in sè stesso, gli sarà possibile di essere unificato allo Spirito.

Ed ora il candidato comincia a comprendere il lavoro che deve compiere nella Corte esterna, nei riguardi della sua mente. Comincia a rendersi conto che egli stesso, questo Spirito vivente, la cui ascesa dura da secoli, ha adoperato tutta la sua forza per creare uno strumento di cui potersi servire, un servo che deve essere controllato; che la mente, invece di essere un padrone, deve essere uno schiavo ubbidiente, uno strumento nella mano che lo adopera, il servo di chi l'ha emanata.


Quanto più si convince di questo, la natura del suo compito diventa chiara ai suoi occhi ed egli comincia ad allenare la mente.


E nel cercare di fare ciò, fin dall'inizio dovrà cominciare dalle cose più semplici; si accorgerà che la mente cerca sempre di fuggire qua e là, che è dura da controllare e difficile da piegare, come Arjuna se ne rese conto cinquemila anni fa, inquieta e travagliata, turbolenta e difficile da frenare; e comincerà con l'allenarla, come si allena un destriero sul quale si vuol cavalcare, obbligandolo a seguire la via da lui scelta, senza permettergli di saltare siepi e fossati e percorrere la campagna in ogni senso, obbligandolo a seguire la strada scelta dal cavaliere, soltanto quella e nessun'altra.


E così questo nostro candidato nella sua vita di tutti i giorni - perché egli deve compiere tutto questo nella vita del mondo - gradatamente, durante il corso del suo lavoro, allena la mente a pensare in modo consecutivo e definito, e non permetterà a sè stesso di essere sviato dalle molteplici tentazioni che lo circondano, né permetterà alla sua mente di perdersi in ogni
direzione.

Egli si rifiuterà di disperdere il pensiero;

insisterà per fargli seguire un datosentiero;

non accetterà di ricevere la conoscenza in briciole come se non avesse la capacità di seguire un argomento sostenuto; scarterà le infinite tentazioni che lo circondano in quest'epoca superficiale;

leggerà per scelta e per motivo deliberato -essendo così che il pensiero del candidato si allena -, leggerà con volontà ferma degli argomenti profondi, lunghe frasi di controversie che allenano la mente a seguire unadata linea per lungo tempo, e non permetterà al suo pensiero di saltare rapidamente da un soggetto all'altro;

ciò non farebbe che intensificare quella irrequietezza che costituisce un ostacolo sulla sua strada, impedendogli di proseguire il cammino finché non sia completamente rimosso.

E così giorno per giorno, mese per mese, anno per anno egli lavorerà sulla sua mente allenandola in quelle coordinate abitudini di pensiero ed imparerà a scegliere quello che deve pensare.

Non permetterà più ai pensieri di andare e venire; non lascerà più campo ad un pensiero di impossessarsi di lui; nessun pensiero potrà più entrare nella sua mente e fissarvisi, facendo poi forza per non esserne espulso; egli sarà padrone nella propria casa.

Avrà dei dolori nella sua vita quotidiana: non importa, essi gli saranno di aiuto nell'allenamento mentale.

E quando questi dolori saranno molto pesanti, quando le ansietà saranno assai penose, quando egli si sentirà portato a speculare sul futuro ed a rammaricarsi dei dispiaceri che dovrà subire di lì a pochi giorni, a poche settimane o a pochi mesi, egli si dirà: “No, tale preoccupazione non deve rimanere nella mia mente; tale pensiero non deve prendere piede nella mia mente; entro questa mente nulla, deve dimorare che io non voglia, che io non vi abbia invitato.

Tutto ciò che s'insinua senza il mio permesso sarà scacciato oltre i limiti della mia mente”.


Quanta gente rimane sveglia la notte, piena di ansietà, quanta gente quasi uccide sè stessa non per i dolori che ha, ma per le preoccupazioni che questi dolori procurano.


A tutto questo il candidato metterà fine, nulla avverrà nella sua mente se non col suo consenso; egli chiuderà a doppio giro di chiave le porte della mente, escludendone i pensieri che senza invito cercano di entrarvi; questo sarà un vero allenamento, un allenamento lungo e difficile, perché i pensieri ritornano alla riscossa ed egli deve sempre scacciarli.


Ed interminabili volte egli deve ricominciare il lavoro: per poterlo fare non esiste altro mezzo se non quello di prendere un dato pensiero, ogni volta che si presenta, e rifiutare fermamente di dargli asilo. Voi domanderete: “E come fare?”

All'inizio l'impresa riuscirà più facile dando alla mente un altro pensiero di cui occuparsi; in seguito basterà rifiutarsi di ammetterlo.

Ma finché il candidato non è diventato abbastanza forte e sicuro da potersi trincerare dietro le porte chiuse della mente ed ivi rimanere indisturbato, agirà saggiamente sostituendo un pensiero
all'altro;

la sostituzione dovrà essere fatta sempre con un pensiero elevato, che tratti del permanente da contrapporre a quello di cui vuole liberarsi, basato sul transitorio.


Servirà così ad un doppio scopo: a liberarsi dal pensiero transitorio e ad abituare la mente a pensare all'eterno, ad acquistare il senso della proporzione, il senso che il presente è passeggero, per cui non vale la pena di preoccuparsene; in quanto al permanente, rafforzerà l'abitudine della mente a dimorare nell'eterno, questo essendo il segreto di tutta la pace in questo mondo ed anche nell'altro.



A misura che la mente si allena in tal modo ed egli acquista potere su di essa,diventando capace di farla pensare a quanto egli ha scelto e rifiutando di prendere in considerazione quanto egli non vuole prenda posto in essa, il candidato avanzerà di un passo, che è più difficile degli altri due: si ritirerà dalla mente e non penserà più affatto con essa; non perché diventerà incosciente, ma perché andrà alla ricerca di una più profonda consapevolezza; non perché in lui la vita diventerà opaca o letargica, ma perché sarà diventata tanto vivida che il cervello non sarà più capace di contenerla; e con questo aumento di vita interna, con questo accrescersi di energia-vita che fluisce dallo Spirito, egli si accorgerà lentamente che è possibile raggiungere uno stadio in cui il “pensiero” non sarà più il pensiero della mente, ma la consapevolezza dello
Spirito.


Prima che egli riesca a trovare questa coscienza ed a rendersene conto - per così dire - senza soluzione di continuità, egli dovrà passare attraverso quel periodo di sconcerto, di vacuità, di vuoto, che è forse il più doloroso di tutti gli stadi della vita del nostro candidato entro la Corte esterna.

Egli comincerà allora a comprendere debolmente il significato sottinteso nelle parole dell'Istruttore: Frena col Sè Divino il tuo sè inferiore; frena quello Divino con l'Eterno (La Voce del Silenzio).

Il Sè Divino è lo Spirito che deve frenare la mente inferiore; ma oltre lo Spirito vi è l'Eterno, ed in un futuro che stabilmente dimora entro il Tempio, quell'Eterno dovrà frenare il Divino in lui, come il Divino frena il se inferiore.

Lentamente e gradatamente egli impara che la sua sorte è di essere il padrone di tutto quanto lo circonda, o per lo meno di tutto quanto riguarda il pensiero puramente mentale; che giungerà un momento in questa Corte esterna in cui inaspettate tentazioni si affolleranno attorno a lui; tentazioni che non riguardano affatto la natura inferiore, ma che oseranno elevarsi contro quella superiore e che cercheranno di adoperare la mente per distruggere il discepolo, non essendo riuscite a farlo con la natura-desiderio o con le tentazioni grossolane del corpo. E verranno allora quelle subdole tentazioni che insidiano l'uomo interiore, quelle masse di tentazioni che lo assedieranno da ogni parte, mentre egli si sforzerà di salire sempre più in alto seguendo il suo difficile sentiero, tentazioni provenienti dal mondo-pensiero che si assieperanno a lui d'intorno.


Il candidato dovrà avere acquistato un ben completo controllo sulle immagini mentali che egli stesso ha create, prima di essere capace di starsene tranquillo sereno indisturbato in mezzo ad eserciti di fulminei pensieri che si precipitano su di lui, vitalizzati e fortificati non più dalla debole mente degli uomini nel mondo inferiore, ma da un impulso formidabile che ha in sè qualcosa della natura delle forze del piano spirituale - che provengono dal mondo nero e non da quello bianco, da coloro che vorrebbero uccidere lo Spirito e non da quelli che lo vorrebbero
aiutare.

Nella Corte esterna egli si trova faccia a faccia con costoro, che si precipitano su di lui con tutta l'energia delle potenti forze del male; e se egli non ha imparato bene la sua lezione, se non si è allenato ad essere assoluto padrone entro i limiti della mente contro i meschini attacchi a lui diretti nel mondo esterno, come farà per resistere agli attacchi degli eserciti di Mara, il malefico?

Come farà egli per passare il quarto stadio della Corte esterna, intorno a cui questi nemici dello Spirito si addensano e che rifiutano di lasciar passare chiunque non sia perfettamente sereno?

Ed ecco che qui interviene quella forza proveniente dalla fermezza della mente, di quella mente che ora è diventata tanto forte da potersi fissare su ciò che vuole e rimanere indisturbata, non importa quali uragani possano scatenarsi a lei d'intorno;

una fermezza tanto grande, tanto intrepida che nulla di ciò che è esterno può scuoterla, che è divenuta tanto forte che non le occorre più fare nessun sforzo, che non ha più bisogno di uccidere i pensieri ostili, che ha sorpassato lo stadio in cui tale sforzo è necessario; più forte è lo Spirito e minor sforzo richiede la sua azione; più poderoso è il potere e tanto meno sente gli attacchi che vengono dal di fuori.



Poi viene raggiunto quel grande stadio della mente in cui i pensieri cattivi, invece di
essere uccisi, muoiono da sè sulla soglia dell'altare; la mente non ha più bisogno di
uccidere, non ha più bisogno di essere uccisa; essa è divenuta tersa, pura e ubbidiente.



Ed il risultato di ciò che costituisce il principio dell'unione della Mente con lo Spirito,
è che al momento in cui qualcosa di estraneo la colpisce, questo cade morto, ucciso dal suo stesso impeto; non occorre più colpire, perché tutto quanto deve essere colpito cade per il fatto stesso del rimbalzo del suo colpo; ed è di questa fermezza di mente che si tratta quando si trova scritto che la lampada è collocata in un punto appartato ove nessun vento può farla vacillare. E'in quel posto di riposo che la volontà comincia ad essere realizzata; è là che esiste la pace assoluta; è un luogo che si trova all'ombra dei muri del Tempio; ed è di quel posto che intende parlare un'antica Scrittura che dice: “Quando l'uomo è liberato dal desiderio, quando è liberato dal dolore, è allora, nella tranquillità dei sensi che egli contempla la maestà dello Spirito”
(Kathapanishad).


Allora veramente egli vede per la prima volta la luce, non più intermittente, non più come raggio che va e viene, ma in assoluta pace e serenità ove non vi è più né desiderio né dolore; colà la maestà dello Spirito brilla continuamente, e la mente - che ora è come uno specchio lucidissimo - la riflette quale veramente è.


Questa mente che in giorni lontani era uno specchio coperto di polvere, questa mente
che era come un lago increspato dai venti che soffiano da ogni dove, è diventata lo
specchio lucente che riflette perfettamente; è diventata come il lago che rispecchia
fedelmente la montagna e il cielo, gli alberi e le stelle e tutte le sfumature di colore
dei cieli, rimandandole ai cieli donde vennero.

Ma come ciò? Vi è un momento di pericolo prima che ciò avvenga, del quale la voce che ammonisce ha parlato; vi è un momento, prima che sia raggiunto il luogo ove la lampada non vacilla più, in cui la mente diventa come un elefante impazzito nella giungla; come dunque sarà essa domata?



E' l'ultima lotta della mente; è lo sforzo finale dell'inferiore per affermarsi di fronte al superiore, dell'inferiore che sente i ceppi che lo legano - è la rivolta della natura inferiore di cui tutti i libri iniziatici hanno parlato.


In ogni libro che parla della Sapienza Occulta è stato scritto che a misura che il candidato si avvicina alla porta, prima di passare nel Tempio, tutti i poteri della Natura si uniscono contro di lui per trascinarlo in giù; ogni potere che esiste nel mondo si avanza contro di lui; è l'ultima lotta che egli deve sostenere prima che la conquista sia completa. Sui piani superiori vi è pure una lotta, della quale questa è un riflesso; sui piani tanto alti che noi non possiamo neppure immaginarli, sui quali i maggiori dei grandi esseri hanno trovato la loro strada; e questo è simbolizzato dall'ultima lotta del Buddha sotto l'Albero Sacro; quivi venne a lui l'ultima illuminazione che fece di lui il Buddha, con tutti gli eserciti del male raccolti a lui
vicino per l'ultima lotta, per vedere se fosse stato possibile impedirgli il passaggio; e
benché per il discepolo ciò avvenga in piani infinitamente più bassi, pure nella sua
vita vi è una lotta cruciale al momento in cui egli si avvicina alla porta del Tempio.


Come fare per vincere questa lotta? Come fare perché sul sentiero probatorio il discepolo possa calcare le orme di coloro che sono passati prima di lui? Ancora una volta dalle parole dell'Istruttore verrà l'aiuto, dalle sue labbra uscirà un cenno che sarà una guida: “Occorrono, dice la Voce del Silenzio, delle punte per attirare l'Anima verso lo Spirito Diamante” (La Voce del Silenzio).

Che cosa è lo Spirito Diamante?

E'lo che ha perfezionato la sua unione con il vero Sè; è lo Spirito senza macchia, senza falla di nessun genere, trasparente - come è trasparente il diamante alla Luce del Logos, che esso focalizza per gli uomini. Il potente Nome che ho pronunciato in questo momento, come potrei pronunciarne altri che hanno il medesimo significato, benché detti in altre lingue, è quello di uno Spirito che sta al disopra di tutti gli altri, al quale appartiene il titolo di Spirito Diamante, attraverso il quale la Luce del Logos stesso brilla sugli uomini, brilla senza che nulla la offuschi, tanto il Diamante è puro, immacolato, assolutamente perfetto. E'lo Spirito al quale noi volgiamo gli occhi nei momenti della nostra più alta aspirazione; e per poter noi essere attirati verso di lui, occorre soltanto poter dare un'occhiata alla sua bellezza, soltanto un fugace contatto col suo fuoco; poiché lo Spirito s'innalza verso il suo simile come il fiore si volta verso la luce e le punte che attirano verso l'alto sono quei radiosi sprazzi emanati
dallo Spirito Diamante che si riversano su ciò che è sè stesso, benché debole ed esitante, e lo innalza con forza Divina per unirlo a Se.


Il discepolo comincia a comprendere ed a rendersi conto di ciò che lo Spirito Diamante significa; egli realizza che in lui pure lo Spirito Diamante dev'essere reincarnato. - “Guarda al di dentro! Tu sei Buddha!” - Egli realizza che questa sua mente, come questo suo corpo, non sono che strumenti al Suo servizio, e non sono utili e preziosi se non in quanto compongono una musica degna di arrivare al superiore.

Poi con la devozione le corde della mente vengono intonate e completamente sottoposte allo Spirito; lo Spirito le intona col potere della devozione, ed è allora che il discepolo diventa uno strumento musicale degno del tocco dei Maestri; è allora che egli diventa uno strumento
musicale che riproduce tutte le melodie del cielo e della terra.






tratto da Annie besant : verso il Tempio

martedì 6 maggio 2008

sulla via della vera Vita

... da qualche tempo mi sono immerso nelle entusiasmanti letture della mia - ormai - amica Alice Bailey.... mi sembrano Illuminanti queste poche righe....


....." Il Cristo stesso disse: “In verità, chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio, anzi, maggiori” (Giov. XIV, 12) e promise “il regno, il potere e la gloria”, purché l’aspirazione e la perseveranza non vengano meno sulla spinosa via della Croce, rendendoci capaci di calcare quel sentiero “che sempre sale” fino in vetta al Monte della Trasfigurazione.



Come si attua questo grande cambiamento?




In qual modo l’uomo, vittima dei propri desideri e della propria natura inferiore, può essere vittorioso e trionfare sul mondo, sulla carne e sul diavolo?



Tutto ciò si produce quando il cervello diviene consapevole del sé, dell’anima, il che si ottiene solo quando il sé reale può “riflettersi nella sostanza mentale”.



L’anima in se stessa è libera dagli oggetti e sempre nello stato di “unità isolata”.



Tuttavia l’uomo deve - nel suo cervello - realizzare queste due condizioni d’esistenza; deve liberarsi coscientemente da tutti gli oggetti di desiderio ed essere un tutto unificato, distaccato e libero da tutti i veli e da tutte le forme.



Lo scopo è raggiunto quando lo stato di essere cosciente, proprio dell’uomo spirituale, lo è anche dell’uomo incarnato.



Questi allora non è più alla mercé del corpo fisico, cioè vittima del “mondo”.




Procede libero, col volto splendente (I, Cor., 3) e la sua luce si effonde su ciò che lo circonda.





I desideri non muovono più la “carne”, le emozioni non lo soggiogano più.





Col distacco, ed equilibrando gli opposti, si è liberato dagli umori, dalle brame, dai desideri e da tutte le reazioni emotive che caratterizzano la vita dell’uomo comune, ed è pervenuto al centro di pace.




Il “diavolo” dell’orgoglio, personificazione dell’errato uso della mente e delle sue false concezioni, è vinto, e l’uomo è libero.



La natura dell’anima, le qualità e le opere proprie dell’amore di un Figlio di Dio, e la saggezza che nasce quando amore e azione si fondono, caratterizzano la sua vita terrena, e può dire col Cristo:



“Tutto è compiuto” ."




Alice Anne Bailey

giovedì 1 maggio 2008

trasformazione

162 L’aspirante che cerca di servire dai livelli mentali deve comprendere e trasformare le tre qualità suddette.


Alla paura deve sostituire quella pace che è prerogativa di coloro che vivono sempre nella Luce dell’Eterno;


la dubbiosa aspettativa deve cedere il posto alla calma, ma attiva, sicurezza dell’obiettivo ultimo, che nasce dalla visione del Piano e dal contatto con altri discepoli e, in seguito, con il Maestro.

Il desiderio di possessi materiali deve tramutarsi in aspirazione per i beni che sono la gioia dell’anima: saggezza, amore e potere di servire.

Pace, sicurezza e retta aspirazione!


Queste tre parole, chiaramente comprese e sperimentate nella vita d’ogni giorno, determineranno quella giusta “condizione delle acque” che assicura la sopravvivenza d’ogni forma pensiero, correttamente generata nella meditazione dall’uomo che opera come anima.

Alice Anne Bailey

domenica 20 aprile 2008

percorrere il sentiero...

Nessun miraggio, nessuna illusione possono trattenere l’uomo che si è proposto il compito di percorrere il Sentiero sottile come filo di rasoio che, attraverso le lande desolate, attraverso le più dense foreste, attraverso le profonde acque del dolore e dell’angoscia, attraverso la valle del sacrificio e superando le montagne della visione conduce alla porta della liberazione.
A volte camminerà nelle tenebre (e l’illusione delle tenebre è estremamente reale); altre volte in una luce tanto abbagliante e sfolgorante da scorgere a fatica il cammino; potrà provare cosa sia vacillare sul Sentiero e cedere alla fatica del servizio e della lotta; potrà temporaneamente smarrire la strada e vagare per i sentieri dell’ambizione, dell’interesse egoistico e delle seduzioni materiali, ma non saranno che brevi deviazioni. Nulla, sia in cielo che all’inferno, in terra o altrove può impedire il progresso dell’uomo che si è risvegliato dall’illusione, che ha intravisto la realtà oltre l’inganno del piano astrale e che ha udito, non fosse che una sola volta, il richiamo della propria anima.

Alice Anne Bailey

sabato 19 aprile 2008

benedizione del pellegrino


... in nome di Nostro Signore Gesu' Cristo,
ricevi questo paniere, attributo del tuo pellegrinaggio,
affinche' tu possa meritare di giungere purificato, salvo ed emendato,
alle soglie del Santo Sepolcro o di Santiago o di Sant'Ilario o d'altri Santi che tu desiderassi raggiungere e, compiuto il tuo cammino,
tu possa ritornare in perfetta salute....

mercoledì 16 aprile 2008

... la luce ...

Un’antica Scrittura dice:

“Non cercare, o tu, due volte Beato, di raggiungere l’essenza spirituale prima che la mente abbia appreso.

Non così si cerca la saggezza.

Solo a colui che ha la mente disciplinata e vede il mondo come in uno specchio, possono essere affidati senza pericolo i sensi interiori.

Solo colui che sa che i cinque sensi non sono che illusione e che nulla rimane, salvo i due principali, può essere ammesso al segreto della cerimonia della Crocifissione.

“Il sentiero percorso dal Servitore è il sentiero del fuoco, che passa attraverso il cuore e conduce alla testa.

Non è sul sentiero del piacere, né su quello del dolore che si può ottenere la liberazione o giungere alla saggezza.

È trascendendo i due, mediante la fusione del dolore col piacere, che si perviene alla meta, quella meta che si scorge in lontananza, come un punto di luce nell’oscurità di una notte invernale.

Quel punto di luce può richiamare alla mente una tenue fiammella di candela in qualche solitaria soffitta, ma quando il sentiero che conduce a quella luce è percorso mediante la fusione delle paia degli opposti, quel punto di luce fredda e vacillante cresce con radiazione costante, finché la calda luce di una lampada risplendente si mostra alla mente del pellegrino sulla via.

“Procedi o pellegrino, con ferma perseveranza.

Non vi è candela alcuna né lampada a olio terrena.

La radianza continua a crescere fino a che il sentiero non termina in una vampa di gloria e il pellegrino nella notte diviene il Figlio del Sole, ed entra nei portali di quel globo radioso.”

giovedì 10 aprile 2008

nascere per morire

In un antico scritto si leggono queste parole simboliche:

Disse il Padre al Figlio: “Va, e prendi ciò che non è te stesso, ciò che non è tuo, ma Mio.

Fa come fosse tuo e scopri perché è apparso. Che sembri essere te stesso.

Scopri così il mondo dell’annebbiamento, della grande illusione, dell’inganno.

Ed impara che hai preso ciò che non è scopo dell’anima.


E quando giunge il momento, in ogni ciclo appare l’inganno e il furto, si ode una voce. Obbediscile.

È la voce di ciò che in te ode la Mia, inaudita da chi ama rubare.
L’ordine si ripete: “Restituisci ciò di cui ti sei impossessato. Impara che non è per te”.

Ad intervalli maggiori quella voce comanda: “Restituisci ciò che hai preso in prestito; salda il debito”.



Ed, imparate tutte le lezioni, la stessa voce dirà: “Ridai con gioia ciò che fu Mio, che fu tuo e ora è nostro.

La forma più non ti serve. Sei libero”.

mercoledì 9 aprile 2008

la creatura umana

"......La creatura umana, vista dal lato interiore, dove il tempo non esiste, appare come un fenomeno mutevole, come un mirabile caleidoscopio.



I corpi, o meglio gli aggregati atomici, scompaiono, o d’un tratto ritornano manifesti.


Bande colorate passano e ripassano, intrecciandosi.


D’improvviso certe regioni si fanno brillanti e risplendono; o svaniscono e perdono colore e sembrano spente.


Ma una luce permane, che tutto sovrasta, da cui emana un fascio di raggi che scende a illuminare l’uomo oggettivo e si concentra in due regioni principali all’interno del fisico: l’una nella testa, l’altra nel cuore.


Si scorgono anche, prima fiochi, poi sempre più luminosi, altri sette pallidi dischi di luce, primo indizio dei sette centri"......

Alice Anne Bailey

la grande invocazione

Dal punto di Luce entro la Mente di Dio Affluisca luce nelle menti degli uomini.

Scenda Luce sulla Terra.


Dal punto di Amore entro il Cuore di Dio Affluisca amore nei cuori degli uomini.


Possa il Cristo tornare sulla Terra.


Dal centro ove il Volere di Dio è conosciuto


Il proposito guidi i piccoli voleri degli uomini;


Il proposito che i Maestri conoscono e servono.


Dal centro che vien detto il genere umano Si svolga il Piano di Amore e di Luce.


E possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede.


Che Luce, Amore e Potere ristabiliscano il Piano sulla Terra
.


Questa Invocazione o Preghiera non appartiene ad alcuno né ad alcun gruppo, ma a tutta l’Umanità. La bellezza e la forza di essa stanno nella sua semplicità, e nel suo esprimere certe verità centrali che tutti gli uomini accettano, in modo innato e normale — la verità che esiste un’Intelligenza fondamentale cui, vagamente, diamo il nome di Dio; la verità che, dietro ogni apparenza esterna, il potere motivante dell’Universo è Amore; la verità che una grande Individualità, dai Cristiani chiamata il Cristo, venne sulla Terra, e incorporò quel amore perché potessimo comprendere; la verità che sia amore sia intelligenza sono effetti di quel che viene detto il Volere di Dio; e infine l’evidente verità che solo per mezzo dell’umanità stessa il Piano divino troverà attuazione.
ALICE A. BAILEY

mercoledì 19 marzo 2008

storia di una molecola



...non c'e' nessuna differenza tra la vita di una molecola e quella dell'uomo.

Questa e' una piccola storia di una molecola....



"... sotto forma di vapore una molecola d'acqua puo' far parte di una nuvola.

Quindi dopo essersi trasformata in una goccia d'acqua ed essersi mischiata a un nucleo di polvere per divenire fango, essa diviene una dei tanti milioni di molecole che fanno parte della terra, prima di essere assorbita da una pianta.
Per un certo periodo di tempo puo' essere fissata in quella struttura organica, parte dei succhi che a sua volta un animale succhia dalle fibre della pianta.
Quindi scorre nel flusso del sangue della creatura, finche',magari, l'animale non viene ucciso e mangiato da un uomo.
Qui, di nuovo, la molecola passa attraverso numerose esperienze diverse nel corpo umano, finche' non viene espulsa.
A questo punto avra' fatto esperienza dei vari processi meccanici, chimici e organici prima di essere rilasciata in un fiume, dove scorrera' con una miriade di altre molecole d'acqua, tutte con storie piuttosto diverse da raccontare, di nuovo verso il mare.
La' potra' trascorrere diversi secoli nelle profondita' oceaniche prima di essere nuovamente sospinta in superficie ed evaporare nuovamente nell'atmosfera come nuvola....."

..... questa e' la vita di tutti i giorni di ognuno di noi !!


da: l'albero della vita di Z'ev Ben Shimon Halevi

sabato 15 marzo 2008

la felicitaaaaaaaaa

"Fin quando dai la caccia alla felicità,

non sei maturo per essere felice,

anche se quello che più ami è già tuo.

Fin quando ti lamenti del perduto

ed hai solo mete e nessuna quiete,

non conosci ancora cos'è pace.

Solo quando rinunci ad ogni desiderio

e non conosci né meta né brama

e non chiami per nome la felicità,

Allora le onde dell'accadere non ti raggiungono più

e il tuo cuore e la tua anima hanno pace."

Herman Hesse

giovedì 13 marzo 2008

l' ultima cena




...... nel convento di S.Angelo a Fossa (AQ), precisamente nel reflettorio dei frati, ho potuto deliziarmi con una opera del maestro Saturnino Gatti....

lunedì 11 febbraio 2008

150 anni fa a Lourdes....


150 anni fa, esattamente l'11 febbraio 1858, appariva a Lourdes, per la prima volta ad una bambina che si chiamava Bernadette, l'Immacolata Concezione.... da quella data innumerevoli malati sono stati guariti dai miracoli della Signora con le rose gialle ai piedi!! ancora oggi non si contano i miracoli....



domenica 10 febbraio 2008

luce,buio e colori

--> perche' i colori si vedono colorati?!!?
in altri termini come e' possibile e perche' il rosso e' rosso?



Goethe ha fornito delle indicazioni fondamentali sulla sua dottrina dei colori, circa l’interpretazione della natura del colore sulla base di “luce” e “tenebra”.

Newton circa la teoria dei colori dice: “la luce bianca, che emana dal sole è composta di luci colorate. I colori sorgono perché le singole parti costituenti la luce, vengono separate.” Goethe confutò tali parole, con esperimenti, dimostrandovi degli errori. Goethe sostiene che il colore si origina dall’incontro della luce con le tenebre. Il buio è un fenomeno, così come lo è la luce: non si tratta di un nulla. Se il buio fosse il nulla, guardando nel buio non si avrebbe la percezione della sensazione delle tenebre.



Per Goethe il nero, la tenebra non è assenza assoluta di luce, priva di forze, ma qualcosa di attivo. Si contrappone alla luce ed accende un rapporto di reciprocità con essa. La luce e le tenebre si possono paragonare come due polarità: il polo positivo e negativo di una calamita. Il buio limita l’azione della luce, e la luce limita quella del buio. In entrambi casi sorge il colore. La tenebra e la luce sono poli contrapposti.

Si possono eleggere quali simboli di luce e tenebre, rispettivamente, il sole e la luna.

Le due forze universali tramite cui si estrinseca nel mondo il crescere e l’appassire, ossia i processi della vita e dell’appassimento, avvengono tramite la cooperazione della luce diurna del sole e della forza di tenebre notturna della luna.

Tali forze si possono anche definire: etere della vita del sole e etere chimico della luna.

L’etere della luce e del calore sono forze eteriche inserite entro l’organismo terrestre a mezzo dell’influenza degli altri pianeti e delle costellazioni.

Le variazioni cromatiche coloristiche che avvengono sulle sostanze terrestri, sorgono a mezzo delle forze formatrici eteriche, o mondo elementare. Tramite tali forze si esprime l’agire del cosmo stellare e planetario sulla materia terrestre.

A seconda che nel mondo, le sostanze fisiche siano prevalse in modo minore o maggiore uno dei 4 eteri, sorgono 4 colori differenti:

* se prevale l’etere del calore sorge il rosso;
* se prevale l’etere della luce sorge il giallo;
* se prevale l’etere chimico sorge il blu;
* se prevale l’etere della vita sorge il violetto.

Le infinite variazioni del mondo dei colori si presentano perché le forze della luce vengono gradualmente indebolite dalla tenebre, o quelle delle tenebre superate da quelle della luce.

Ogni colore è il risultato di una lotta fra le forze eteriche della luce e quelle della tenebra.

Il mondo dei colori nasce da una collaborazione o interazione fra l’elemento terrestre e quello planetario, cosmico.


tratto da: Le forze plasmatrici eteriche pag.191 (G.Wachsmuth)

venerdì 1 febbraio 2008

otto spiriti malvagi

...dopo il primo mese dell'anno 2008, eccomi qui con un'altra affascinante lettura.


Evagrio Pontico

Antirrhetikos

GLI OTTO SPIRITI MALVAGI

Capitolo 1

La gola

L'origine del frutto è il fiore e l'origine della vita attiva è la temperanza chi domina il proprio stomaco fa diminuire le passioni, al contrario chi È soggiogato dai cibi accresce i piaceri. Come Amalec È l'origine dei popoli così la gola lo È delle passioni. Come la legna È alimento del fuoco così i cibi sono alimento dello stomaco. Molta legna anima una grande fiamma e un'abbondanza di cibarie nutre la cupidigia. La fiamma si estingue quando viene meno la legna e la penuria di cibo spegne la cupidigia. Colui che ha potere sulla mascella sbaraglia gli stranieri e scioglie facilmente i vincoli delle proprie mani. Dalla mascella gettata via sgorga una fonte d'acqua e la liberazione dalla gola genera la pratica della contemplazione. Il palo della tenda, irrompendo, uccise la mascella nemica ed il lògos della temperanza uccide la passione. Il desiderio di cibo genera disobbedienza e una dilettosa degustazione caccia dal paradiso. Saziano la strozza i cibi fastosi e nutrono l'insonne verme dell'intemperanza. Un ventre indigente prepara ad una preghiera vigile, al contrario un ventre ben pieno invita ad un lungo sonno. Una mente sobria si raggiunge con una dieta molto scarna, mentre una vita piena di mollezze tuffa la mente nell'abisso. La preghiera del digiunatore È come il pulcino che vola più alto dell'aquila mentre quella del crapulone È avvolta nelle tenebre. La nube nasconde i raggi del sole e la grassa digestione dei cibi offusca la mente.

Capitolo 2

Uno specchio sporco non riflette distintamente la forma che gli si pone di fronte e l'intelletto, ottuso dalla sazietà, non accoglie la conoscenza di Dio . Una terra incolta genera spine e da una mente corrotta dalla gola germogliano cattivi pensieri. Come il brago non può emanare fragranza neppure nel goloso sentiamo il soave profumo della contemplazione. L'occhio del goloso scruta con curiosità i banchetti, mentre lo sguardo del temperante osserva i simposi dei saggi. L'anima del goloso enumera i ricordi dei martiri, mentre quella del temperante imita il loro esempio. Il soldato vigliacco rabbrividisce al suono della tromba che preannuncia la battaglia, ugualmente trema il goloso di fronte ai proclami di temperanza. Il monaco goloso, sottomesso a sferzate dal proprio stomaco, esige il suo tributo giornaliero. Il viandante che cammina di buona lena raggiungerà presto la città e il monaco temperante arriverà presto ad uno stato di pace; il viandante lento si fermerà solo, all'aperto, ed il monaco ghiottone non raggiungerà la casa dell'ap theia. L'umido vapore del suffumigio profuma l'aria, come la preghiera del temperante delizia l'olfatto divino. Se ti concedi al desiderio dei cibi nulla più ti basterà per soddisfare il tuo piacere: il desiderio dei cibi, infatti, È come il fuoco che sempre accoglie e sempre avvampa. Una misura sufficiente riempie il vaso mentre un ventre sfondato non dirà mai: "basta!". L'estensione delle mani mise in fuga Amalec e una vita attiva elevata sottomette le passioni carnali.

Capitolo 3

Stermina tutto ciò che ti ispirano i vizi e mortifica fortemente la tua carne. In qualunque modo, infatti, sia ucciso il nemico, esso non ti incuterà più paura, così un corpo mortificato non turberà l'anima. Un cadavere non avverte il dolore del fuoco e tantomeno il temperante sente il piacere del desiderio estinto. Se percuoti un egiziano, nascondilo sotto la sabbia , e non ingrassare il corpo per una passione vinta: come infatti nella terra grassa germina ciò che È nascosto così nel corpo grasso rivive la passione. La fiamma che illanguidisce si riaccende se viene aggiunta della legna secca e il piacere che si va attenuando rivive nella sazietà dei cibi; non compiangere il corpo che si lagna per lo sfinimento e non rimpinzarlo con pranzi sontuosi: se infatti lo rinforzerai ti si rivolterà contro muovendoti una guerra senza tregua, finché renderà schiava la tua anima e ti menerà servo della lussuria. Il corpo indigente È come un docile cavallo e mai disarcionerà il cavaliere: questo, infatti, costretto dal freno, arretra e obbedisce alla mano di chi tiene le briglie, mentre il corpo, domato dalla fame e dalle veglie, non recalcitra per un cattivo pensiero che lo cavalca ne nitrisce eccitato dall'impeto delle passioni.

Capitolo 4

La lussuria

La temperanza genera l'assennatezza, mentre la gola È madre della sfrenatezza; l'olio alimenta il lume della lucerna e la frequentazione delle donne attizza la fiaccola del piacere. La violenza dei flutti infuria contro il mercantile mal zavorrato come il pensiero della lussuria sulla mente intemperante. La lussuria accoglierà come alleata la sazietà, la congederà, starà con gli avversari e combatterà alla fine con i nemici. Rimane invulnerabile alle frecce nemiche colui che ama la tranquillità, chi invece si mescola alla folla riceve in continuazione percosse. Vedere una femmina È come un dardo velenoso, ferisce l'anima, vi intrude il tossico e quanto più perdura , tanto più alligna la sepsi. Chi intende difendersi da queste frecce sta lontano dalle affollate riunioni pubbliche e non gironzola a bocca aperta nei giorni di festa; È infatti assai meglio starsene a casa passando il tempo a pregare piuttosto che compiere l'opera del nemico credendo di onorare le feste. Evita la dimestichezza con le donne se desideri essere saggio e non dar loro la libertà di parlare e neppure fiducia. Infatti all'inizio hanno o simulano una certa cautela, ma in seguito osano di tutto spudoratamente: al primo abboccamento tengono gli occhi bassi, pigolano dolcemente, piangono commosse, l'atteggiamento È grave, sospirano con amarezza, pongono domande sulla castità e ascoltano attentamente; le vedi una seconda volta e alzano un poco il capo; la terza volta si avvicinano senza troppo pudore; hai sorriso e quelle si sono messe a ridere sguaiatamente; in seguito si fanno belle e ti si mostrano con ostentazione, cambia il loro sguardo annunciando l'ardenza, sollevano le sopracciglia e ruotano gli occhi, denudano il collo e abbandonano l'intero corpo al languore, pronunciano frasi ammollite nella passione e ti sfoggiano una voce fascinosa ad udirsi finché non espugnano completamente l'anima. Accade che questi ami ti adeschino alla morte e queste reti intrecciate ti trascinino alla perdizione; e dunque non farti neppure ingannare da quelle che si servono di discorsi ammodo: in costoro infatti si occulta il maligno veleno dei serpenti.


Capitolo 5

Accostati al fuoco ardente piuttosto che ad una giovane donna, soprattutto se sei giovane anche tu: quando infatti ti avvicini alla fiamma e senti un bel bruciore, ti puoi allontanare rapidamente, mentre quando sei lusingato dalle ciarle femminili , difficilmente riesci a darti alla fuga. L'erba cresce quand'è vicina all'acqua, come germina l'intemperanza bazzicando le femmine. Colui che si riempie il ventre e fa professione di saggezza È simile a chi afferma di frenare la forza del fuoco nella paglia. Come infatti È impossibile contrastare il mutevole guizzare del fuoco nella paglia, così È impossibile colmare nella sazietà l'impeto infiammato dell'intemperanza. Una colonna poggia sulla base e la passione della lussuria ha le fondamenta nella sazietà. La nave preda delle tempeste si affretta a raggiungere il porto e l'anima del saggio cerca la solitudine: l'una fugge le minacciose onde del mare, l'altra le forme femminili che portano dolore e rovina. Una fattezza abbellita di donna affonda più di un maroso: ma l'uno ti dà la possibilità di nuotare se vuoi salva la vita, invece la bellezza muliebre, dopo l'inganno, ti persuade a disprezzare financo la vita stessa. Il rovo solitario si sottrae intatto alla fiamma e il saggio che sa tenersi lontano dalle donne non si accende d'intemperanza: come infatti il ricordo del fuoco non brucia la mente, così neppure la passione ha vigore se manca la materia.

Capitolo 6

Se avrai pietà per il nemico esso ti sarà nemico, e se farai grazia alla passione essa ti si ribellerà contro. La vista delle donne eccita l'intemperante, mentre spinge il saggio a glorificare Dio; se in mezzo alle donne la passione sta tranquilla non prestare fede a chi ti annuncia che hai raggiunto l'ap theia. E infatti il cane scodinzola quando È lasciato in mezzo alla folla , mentre, quando se ne allontana, mostra la propria malvagità. Solo quando il ricordo della donna affiorerà in te privo di passione, allora ritieniti giunto ai confini della saggezza. Quando invece la sua immagine ti spinge a vederla e i suoi strali accerchiano la tua anima, allora ritieniti fuori dalla virtù. Ma non devi perdurare così in tali pensieri né la tua mente deve per molto familiarizzare con le forme femminili, la passione È infatti recidiva e ha accanto il pericolo. Come infatti accade che un'appropriata fusione purifichi l'argento, ma, se prolungata, facilmente lo distrugga, così una insistente fantasia di donne distrugge la saggezza acquisita: non avere infatti familiarità a lungo con un volto immaginato affinché non ti si appicchino le fiamme del piacere e non bruci l'alone che circonda la tua anima: come infatti la scintilla, rimanendo in mezzo alla paglia, sprigiona le fiamme, così il ricordo della donna, persistendo, incendia il desiderio.

Capitolo 7

L'avarizia

L'avarizia (1) È la radice di tutti i mali e nutre come maligni ramoscelli le rimanenti passioni e non permette che inaridiscano quelle fiorite da essa (2). Chi vuole recidere le passioni ne estirpi la radice; se infatti poti per bene i rami e l'avarizia permane, non ti gioverà a nulla, perché essi, nonostante siano stati recisi, subito fioriscono. Il ricco monaco È come una nave troppo carica che viene sommersa dall'impeto di un fortunale: come infatti una nave che imbarca acqua È messa alla prova da ogni onda, così il ricco È sommerso dalle preoccupazioni. Il monaco che nulla possiede È invece un agile viaggiatore e trova dimora ovunque. Egli È come l'aquila che vola in alto e scende giù a cercare cibo quando vi È costretta. È superiore ad ogni prova, se la ride del presente e si leva in alto allontanandosi dalle cose terrene e accompagnandosi a quelle celesti: infatti ha ali leggere mai appesantite dalle preoccupazioni. Sopraggiunge l'oppressione ed egli lascia il luogo senza dolore; la morte arriva e quegli se ne va con animo sereno: infatti l'anima non È stata legata da vincolo terreno di sorta. Chi invece molto possiede soggiace alle preoccupazioni e, come il cane, È legato alla catena, e, se viene costretto ad andarsene, si porta dietro, come un grave peso e un'inutile afflizione, i ricordi delle sue ricchezze, È punto dalla tristezza e, quando ci pensa, soffre molto, ha perso le ricchezze e si tormenta nello scoramento. E se arriva la morte abbandona miseramente i suoi averi, rende l'anima, mentre l'occhio non tralascia gli affari; a malincuore viene trascinato via come uno schiavo fuggiasco, si separa dal corpo e non si separa dai suoi interessi (3): poiché la passione lo trattiene più di ciò che lo trascina via.

Capitolo 8

Il mare non si riempie mai del tutto pur ricevendo la gran massa d'acqua dei fiumi, allo stesso modo il desiderio di ricchezze dell'avaro non È mai sazio, egli le raddoppia e subito desidera quadruplicarle e non cessa mai questo raddoppio, finché la morte non mette fine a tale interminabile premura (1). Il monaco assennato baderà alle necessità del corpo e sopperirà con pane e acqua allo stomaco indigente, non adulerà (2) i ricchi per il piacere del ventre, né asservirà la sua libera mente a molti padroni: infatti le mani sono sempre sufficienti a servire il corpo e soddisfare le necessità naturali. Il monaco che non possiede nulla È un pugile che non può essere colpito in pieno e un corridore veloce che raggiunge rapidamente il premio dell'invito celeste (3). Il monaco ricco gioisce per i molti proventi, mentre quello che non ha nulla gode per i premi che gli vengono dalle cose ben riuscite. Il monaco avaro lavora duramente mentre quello che non possiede nulla usa il tempo per la preghiera e la lettura. Il monaco avaro riempie d'oro i penetrali (4), mentre quello che nulla possiede tesoreggia in cielo. Che sia maledetto colui che foggia l'idolo e lo nasconde, simile a colui che È affetto da avarizia: l'uno infatti si prostra di fronte al falso e all'inutile, l'altro porta in s‚ l'immagine (5) della ricchezza, come un simulacro.


Capitolo 9

L'ira L'ira (1) e una passione furente e con facilità fa uscir di senno quelli che hanno la conoscenza, imbestialisce l'anima e degrada l'intero consorzio umano (2). Un vento impetuoso non piegherà la torre e l'animosità non trascina via l'anima mansueta. L'acqua È mossa dalla violenza dei venti e l'iracondo È agitato dai pensieri dissennati. Il monaco iracondo vede qualcuno e arrota i denti (3). La diffusione della nebbia condensa l'aria e il moto dell'ira annebbia la mente dell'iracondo. La nube procedendo offusca il sole e così il pensiero rancoroso (4) ottunde la mente. Il leone in gabbia scuote continuamente i cardini come il violento nella cella (quando È assalito) dal pensiero dell'ira (5). È deliziosa la vista di un mare tranquillo, ma non È certo più dilettosa di uno stato di pace: infatti i delfini nuotano nel mare in bonaccia e i pensieri volti a Dio si immergono in uno stato di serenità. Il monaco magnanimo È una fonte tranquilla, gradevole bevanda offerta a tutti, mentre la mente dell'iracondo È continuamente agitata ed egli non darà l'acqua all'assetato e, se gliela darà, sarà intorbidata e nociva; gli occhi dell'animoso sono sconvolti e iniettati di sangue e annunziano un cuore in tumulto. Il volto del magnanimo mostra assennatezza e gli occhi benigni sono rivolti verso il basso.

Capitolo 10

La mansuetudine (1) dell'uomo È ricordata da Dio e l'anima mite diviene il tempio dello Spirito Santo. Cristo reclina il capo in spirito mite e solo la mente pacifica diviene dimora della Santa Trinità. Le volpi allignano nell'anima rancorosa e le fiere si appiattano nel cuore sconvolto. Fugge l'uomo onesto l'alloggio malfamato, e Dio un cuore rancoroso(2). Una pietra che cade in acqua la agita, come un cattivo discorso il cuore dell'uomo. Allontana dalla tua anima i pensieri dell'ira e non bivacchi l'animosità nel recinto del tuo cuore e non lo turbi nel momento della preghiera (3): infatti come il fumo della paglia offusca la vista così la mente È turbata dal livore durante la preghiera. I pensieri dell'animoso sono prole di vipera (4) e divorano il cuore che li ha generati. La sua preghiera È un incenso abominevole ed il salmodiare dà un suono sgradevole. Il dono del rancoroso È come un'offerta che brulica di formiche e di certo non si avvicinerà agli altari aspersi di acqua lustrale. L'animoso avrà sogni turbati e l'iracondo si immaginerà assalti di belve (5). L'uomo magnanimo ha la visione di consessi di santi angeli e colui che non porta rancore si esercita con discorsi spirituali e nella notte riceve la soluzione dei misteri.

Capitolo 11

La tristezza

Il monaco affetto dalla tristezza (1) non conosce il piacere spirituale: la tristezza È un abbattimento dell'anima e si forma dai pensieri dell'ira. Il desiderio di vendetta, infatti, È proprio dell'ira, l'insuccesso della vendetta genera la tristezza; la tristezza È la bocca del leone e facilmente divora colui che si rattrista. La tristezza È un verme del cuore e mangia la madre che l'ha generato. Soffre la madre quando partorisce il figlio, ma, una volta sgravata, È libera dal dolore; la tristezza, invece, mentre È generata, provoca lunghe doglie e, sopravvivendo, dopo i travagli, non porta minori sofferenze. Il monaco triste non conosce la letizia spirituale, come colui che ha una forte febbre non avverte il sapore del miele. Il monaco triste non saprà muovere la mente verso la contemplazione né sgorga da lui una preghiera pura: la tristezza È un impedimento per ogni bene. Avere i piedi legati È un impedimento per la corsa, così la tristezza È un ostacolo per la contemplazione. Il prigioniero dei barbari È legato con catene e la tristezza lega colui che È prigioniero (2) delle passioni. In assenza di altre passioni la tristezza non ha forza come non ne ha un legame se manca chi lega. Colui che È avvinto dalla tristezza È vinto dalle passioni e come prova della sconfitta viene addotto il legame. Infatti la tristezza deriva dall'insuccesso del desiderio carnale (3) poiché il desiderio È congiunto a tutte le passioni. Chi vincerà il desiderio vincerà le passioni e il vincitore delle passioni non sarà sottomesso dalla tristezza. Il temperante non È rattristato dalla penuria di cibo, né il saggio quando raggiunge una folle dissolutezza, né il mansueto che tralascia la vendetta, né l'umile se È privato dell'onore degli uomini, né il generoso quando incorre in una perdita finanziaria: essi evitarono con forza, infatti, il desiderio di queste cose: come infatti colui che È ben corazzato respinge i colpi, così l'uomo privo di passioni non È ferito dalla tristezza.

Capitolo 12

Lo scudo È la sicurezza del soldato e le mura lo sono della città: più sicura di entrambi È per il monaco l'ap theia. E infatti spesso una freccia scagliata da un forte braccio trapassa lo scudo e la moltitudine dei nemici abbatte le mura mentre la tristezza non può prevalere sull'ap theia. Colui che domina le passioni signoreggerà sulla tristezza, mentre chi È vinto dal piacere non sfuggirà ai suoi legami(1). Colui che si rattrista facilmente e simula un'assenza di passioni È come l'ammalato che finge di essere sano; come la malattia si rivela dall'incarnato, la presenza di una passione È dimostrata dalla tristezza. Colui che ama il mondo sarà molto afflitto mentre coloro che disprezzano ciò che vi È in esso saranno allietati per sempre (2). L'avaro, ricevuto un danno, sarà atrocemente rattristato, mentre colui che disprezza le ricchezze sarà sempre indenne dalla tristezza (3). Chi brama la gloria, al sopraggiungere del disonore, sarà addolorato, mentre l'umile lo accoglierà come un compagno. La fornace purifica l'argento di bassa lega e la tristezza di fronte a Dio il cuore preda dell'errore; la continua fusione impoverisce il piombo e la tristezza per le cose del mondo sminuisce l'intelletto. La caligine indebolisce la forza degli occhi e la tristezza inebetisce la mente dedita alla contemplazione; la luce del sole non raggiunge gli abissi marini e la visione della luce non rischiara un cuore rattristato; dolce È per tutti gli uomini il sorgere del sole, ma anche di questo si dispiace l'anima triste; l'ittero toglie il senso del gusto come la tristezza che sottrae all'anima la capacità di percepire. Ma colui che disprezza i piaceri del mondo non sarà turbato dai cattivi pensieri della tristezza.



Capitolo 13

L'acedia

L'acedia (1) È una debolezza dell'anima che insorge quando non si vive secondo natura né si fronteggia nobilmente la tentazione (2). Infatti la tentazione È per un'anima nobile ciò che È il cibo per un corpo vigoroso. Il vento del nord nutre i germogli e le tentazioni consolidano la fermezza dell'anima. La nube povera d'acqua È allontanata dal vento come la mente che non ha perseveranza (3) dallo spirito dell'acedia. La rugiada primaverile accresce il frutto del campo e la parola spirituale esalta la fermezza dell'anima. Il flusso dell'acedia caccia il monaco dalla propria dimora, mentre colui che È perseverante se ne sta sempre tranquillo. L'acedioso adduce quale pretesto la visita degli ammalati, cosa che garantisce il proprio scopo. Il monaco acedioso È rapido a svolgere il suo ufficio e considera un precetto la propria soddisfazione; la pianta debole È piegata da una lieve brezza e immaginare la partenza distrae l'acedioso. Un albero ben piantato non È scosso dalla violenza dei venti e l'acedia non piega l'anima ben puntellata. Il monaco girovago (4), secco fuscello della solitudine, sta poco tranquillo e, senza volerlo, È sospinto qua e là di volta in volta. Un albero trapiantato non fruttifica (5) e il monaco vagabondo non dà frutti di virtù. L'ammalato non È soddisfatto da un solo cibo e il monaco acedioso non lo È da una sola occupazione. Non basta una sola femmina a soddisfare il voluttuoso e non È abbastanza una sola cella per l'acedioso.

Capitolo 14

L'occhio dell'acedioso fissa le finestre continuamente e la sua mente immagina che arrivino visite: la porta cigola e quello balza fuori, ode una voce e si sporge dalla finestra e non se ne va da l� finché, sedutosi, non si intorpidisce. Quando legge, l'acedioso sbadiglia molto, si lascia andare facilmente al sonno (1), si stropiccia gli occhi, si stiracchia e, distogliendo lo sguardo dal libro, fissa la parete e, di nuovo, rimessosi a leggere un po', ripetendo la fine delle parole, si affatica inutilmente, conta i fogli, calcola i quaternioni, disprezza le lettere e gli ornamenti e infine, piegato il libro, lo pone sotto la testa e cade in un sonno non molto profondo, e infatti, di l� a poco, la fame gli risveglia l'anima con le sue preoccupazioni. Il monaco acedioso È pigro alla preghiera e di certo non pronuncerà mai le parole dell'orazione (2); come infatti l'ammalato non riesce a sollevare un peso eccessivo così� anche l'acedioso di sicuro non si occuperà con diligenza dei doveri verso Dio: all'uno infatti difetta la forza fisica, all'altro viene meno il vigore dell'anima. La pazienza, il far tutto con molta assiduità e il timor di Dio curano l'acedia. Disponi per te stesso una giusta misura in ogni attività e non desistere prima di averla conclusa, e prega assennatamente e con forza e lo spirito dell'acedia fuggirà da te (3).

Capitolo 15

La vanagloria

La vanagloria (1) È una passione irragionevole e facilmente s'intreccia con tutte le opere di virtù (2). Un disegno tracciato nell'acqua si confonde, come la fatica della virtù nell'anima vanagloriosa. Diviene candida la mano nascosta in seno e l'azione che rimane celata risplende di una luce più smagliante. L'edera s'avvinghia all'albero e, quando giunge in alto, ne dissecca la radice, così la vanagloria si origina dalle virtù e non si allontana finché non avrà reciso la loro forza. Il grappolo d'uva, buttato a terra, marcisce facilmente e la virtù, se si appoggia alla vanagloria, perisce. Il monaco vanaglorioso È un lavoratore senza salario: si impegna nel lavoro e non riceve alcuna paga (3); la borsa bucata non custodisce ciò che vi È riposto e la vanagloria distrugge i compensi delle virtù. La continenza del vanaglorioso È come il fumo del camino, entrambi si disperderanno nell'aria. Il vento cancella l'orma dell'uomo come l'elemosina del vanaglorioso. La pietra lanciata non raggiunge il cielo e la preghiera di chi desidera piacere agli uomini non salirà fino a Dio.

Capitolo 16

La vanagloria

È uno scoglio sommerso: se vi urti contro rischi di perdere il carico (1). Nasconde il suo tesoro l'uomo prudente quanto il saggio monaco le fatiche della sua virtù. La vanagloria consiglia di pregare nelle piazze, colui che invece vi si oppone prega nella sua stanzetta (2). L'uomo poco assennato rende nota la propria ricchezza e spinge molti a tendergli insidie (3). Nascondi invece le tue cose: durante il cammino ti imbatterai in lestofanti finché non arriverai alla città della pace e potrai usare i tuoi beni tranquillamente. La virtù del vanaglorioso È un sacrificio consunto e non È certo offerto all'altare di Dio. L'acedia dissolve il vigore dell'anima, mentre la vanagloria fortifica la mente che dimentica Dio, rende robusto l'astenico e il vecchio più forte del giovane, solo finché sono molti i testimoni che assistono a tutto questo: allora saranno inutili il digiuno, la veglia e la preghiera, È infatti la pubblica approvazione che eccita lo zelo (4). NÉ metterai in vendita le tue fatiche per la fama, né rinuncerai alla gloria futura per essere acclamato. Infatti l'umana gloria si accampa in terra e sulla terra la sua fama si estingue, mentre la gloria della virtù rimane in eterno (5).


Capitolo 17

La superbia

La superbia (1) È un tumore dell'anima pieno di sangue. Se matura scoppierà, emanando un orribile fetore. Il bagliore del lampo annuncia il fragore del tuono e la presenza della vanagloria annuncia (2) la superbia. L'anima del superbo raggiunge grandi altezze e da lì cade nell'abisso. Si ammala di superbia l'apostata di Dio ascrivendo alle proprie capacità le cose ben riuscite (3). Come colui che sale su una tela di ragno precipita, così cade colui che si appoggia alle proprie capacità. Un'abbondanza di frutti piega i rami dell'albero e un'abbondanza di virtù umilia la mente dell'uomo. Il frutto marcio È inutile al contadino e la virtù del superbo non È accetta a Dio. Il palo sostiene il ramo carico di frutti e il timore di Dio l'anima virtuosa. Come il peso dei frutti spezza il ramo così la superbia abbatte l'anima virtuosa. Non consegnare la tua anima alla superbia e non avrai terribili fantasie. L'anima del superbo È abbandonata da Dio e diviene oggetto di gioia maligna per i demoni. Di notte egli si immagina branchi di belve che l'assalgono e di giorno È sconvolto da pensieri di viltà. Quando dorme facilmente sussulta e quando veglia lo spaventa l'ombra di un uccello (4). Lo stormire delle fronde atterrisce il superbo e il suono dell'acqua spezza la sua anima. Colui che infatti poco prima si È opposto a Dio respingendo il suo soccorso, viene poi spaventato da volgari fantasmi.

Capitolo 18

La superbia precipitò l'arcangelo dal cielo (1) e come un fulmine lo fece piombare sulla terra. L'umiltà invece conduce l'uomo verso il cielo e lo prepara a far parte del coro degli angeli. Di che ti inorgoglisci, o uomo, quando per natura sei melma e putredine (2), e perché ti sollevi sopra le nuvole? Guarda alla tua natura poiché sei terra e cenere e fra un po' tornerai alla polvere (3), ora superbo e tra poco verme. A che pro sollevi il capo che tra non molto marcirà? Grande È l'uomo soccorso da Dio; una volta abbandonato egli riconobbe la debolezza della natura. Nulla possiedi che tu non abbia ricevuto da Dio. Perché dunque ti scoraggi per ciò che appartiene ad altri come se fosse tuo? Perché ti vanti di quel che viene dalla grazia di Dio come se fosse una tua personale proprietà? Riconosci colui che dona e non ti inorgoglire tanto: sei creatura di Dio, non disprezzare perciò il creatore. Dio ti soccorre, non respingere il beneficatore (4). Sei giunto alla sommità della tua condizione (5), ma lui ti ha guidato; hai agito rettamente secondo virtù ed egli ti ha condotto. Glorifica chi ti ha innalzato per rimanere al sicuro nelle altezze; riconosci colui che ha le tue stesse origini perché la sostanza È la medesima e non rifiutare per iattanza questa parentela.

Capitolo 19

Umile e moderato È colui che riconosce questa parentela; ma il demiurgo (1) plasmò sia lui sia il superbo. Non disprezzare l'umile: infatti egli È più al sicuro di te: cammina sulla terra e non precipita; ma colui che sale più in alto, se cade, si sfracellerà. Il monaco superbo È come un albero senza radici e non sopporta l'impeto del vento. Una mente senza boria (2) È come una cittadella ben munita e chi vi abita sarà imprendibile. Un soffio di vento solleva la festuca e l'insulto porta il superbo alla follia (3). Una bolla scoppiata svanisce e la memoria del superbo perisce. La parola dell'umile addolcisce l'anima, mentre quella del superbo È ripiena di millanteria. Dio si piega alla preghiera dell'umile, È invece esasperato dalla supplica del superbo. L'umiltà È la corona della casa e tiene al sicuro chi vi entra. Quando salirai al sommo delle virtù allora avrai molto bisogno di sicurezza. Colui infatti che cade sul pavimento rapidamente si rialza, ma chi precipita da grandi altezze, rischia la morte (4). La pietra preziosa si addice al bracciale d'oro e l'umiltà umana risplende di molte virtù.


TRATTO da : http://www.monasterovirtuale.it/





martedì 11 dicembre 2007

Eremo di Montesiepi




.... sto parlando della notissima Spada nella Roccia!!



Quella che vedete, infatti e' la spada che Galgano,in seguito S.Galgano,pianto' nella roccia 8 secoli fa'!



Da allora e' ancora li'!!



domenica 2 dicembre 2007

l'attaccamento agli oggetti !!!

...con la mia piccola barchetta - rigorosamente a vela - navigando nell'oceano digitale moderno, ho incontrato nel profondo mare azzurro,questo:




Noi moriamo soltanto all'attaccamento agli oggetti, così che il puro spirito possa riempirci.


Questo non significa abbandonare gli oggetti, ma soltanto l'attaccamento ad essi, la sensazione di doverli possedere, la sensazione che rappresentino piacere o dolore.


Tutte le forme di desiderio, sia sul piano sottile che su quello grossolano, provocano assuefazione e dobbiamo ricordare che nulla dura in eterno sul piano fisico. E’ "maya", un'illusione creata dall'azione dei cinque sensi.



La cessazione del desiderio non implica il dover abbandonare ogni cosa.


Dovete soltanto osservare da dove viene il desiderio, riconoscerlo per quello che è e, se è appropriato per quel momento, goderne.


Non restate aggrappati alla speranza di ripetere un'esperienza, perché non si potrà ripetere mai più: ogni esperienza è assolutamente unica.




Una volta fatto il grande passo di abbandonare l'attaccamento, potrete godere di qualsiasi cosa o di chiunque desideriate al momento, senza paura di perdere nulla.


La lezione più dura è imparare a lasciar andare.



Tutti coloro che si trovano su questo piano fisico, in questi gusci presi a nolo, devono imparare questa lezione.




Arrestando temporaneamente il processo dei pensieri smettiamo di immettere vibrazioni mentali nell'etere.


Queste vibrazioni producono una manifestazione sul piano fisico.


L'Hong Sau è una tecnica che arresta il processo del pensiero e quindi anche la creazione di vibrazioni e delle conseguenze che ne derivano.


Alla fine arrivate all'equilibrio, il Bindu, in cui non create più altro karma attraverso i vostri desideri e i vostri attaccamenti.



I nostri computer mentali sono sempre accesi.


Siamo tutti sovraccarichi, e dobbiamo sempre pensare solo pensieri.


Non è una condizione sana. Abbiamo bisogno di spegnere il sistema per lasciargli il tempo di ripararsi da solo.



Dobbiamo smettere di pensare ai nostri pensieri, e "diventare" i pensieri. Per collegarvi alla Mente Universale dovete interrompere questo processo del pensare e “morire" sul piano fisico.


Allora si manifesta la Mente Universale.


Chiudendo il sistema permettete al corpo di autoripararsi e alla mente di collegarsi con la sua sorgente.


Quando mente e corpo sono sintonizzati, lo spirito fa automaticamente il suo ingresso.


L'Hong Sau è l'onda portante che vi dà la consapevolezza dell'Atman, l'Anima Universale, attraverso i cinque sensi.



ESTRATTO da:http://spazioinwind.libero.it/risvegliodiadamo/la_meditazione.htm

sabato 1 dicembre 2007

il labirinto




















il labirinto di Chartres!


bisogna arrivare al centro e ritornare!


sempre!


credete sia facile?


cimentatevi!


P.S. .... ma non e' splendido?

mercoledì 28 novembre 2007

Viaggio a Lourdes...












.... sento la necessita' di aggiornare il mio precedente post su LOURDES.
Il posto mi manca molto! sicuramente per via di quella massima serenita' e gioia che si respira li'.
Comunque sia, lo sapevate che il corpo di Bernadette ora S.Bernadette riposa - intatto - si, appunto, intatto, in una teca di cristallo, quindi ben visibile a tutti, presso le Suore di Nevers ?


mercoledì 21 novembre 2007

perche' si rinasce

Non siete curiosi di sapere perche' rinascete continuamente sulla Terra?
ecco a voi un piccolo estratto che sara' illuminante...



..... Ricorderete ciò che ho detto nel delineare i diversi stadi dell’azione: come l’uomo cominci ad agire per soddisfare la propria natura inferiore cercando sempre il compenso, e come poi con la pratica del Karma-Yoga impari ad agire non per l’interesse personale, ma per il dovere di compiere l’azione identificandosi così con la legge e prendendo consciamente parte alla grande opera del mondo.

Quindi ho accennato ad un altro stadio più elevato nel quale il sacrificio è fatto non solo come un dovere, ma per la gioia di dare tutto ciò che si possiede.
È chiaro che quando uno aspira a questo stadio, quando agisce non solo perché deve agire, ma perché desidera dare tutto ciò che egli è e tutto ciò che egli ha in servizio dell’Essere Supremo, allora è possibile a quell’uomo di spezzare quelli che si chiamano i vincoli del desiderio e di liberarsi così dalle rinascite.



Poiché ciò che attira l’uomo a rinascere nel mondo è il desiderio, desiderio di godere di quelle cose che ivi può godere, desiderio di effettuare quelle cose che ivi può effettuare.


Chiunque si propone qualche mira terrena, chiunque fa scopo della sua vita un oggetto terreno, è evidentemente vincolato dal desiderio.



E finché desidera ciò che la terra può dargli, egli dovrà ritornar sulla terra; finché una gioia o un oggetto che appartengano alla vita transitoria — la vita fisica sulla terra — hanno il potere di attrarlo, avranno anche il potere di vincolarlo.

In altre parole, ogni, attrazione è ciò che vincola l’anima, e la riporta là dove il desiderio può essere soddisfatto.

L’uomo è così divino nella sua natura, così in sé stesso simile a Dio, che anche questa sua energia, che noi chiamiamo desiderio, ha in sé medesima la facoltà di appagarsi.

Ciò che egli desidera ottiene, ciò che egli desidera la natura gli dà a suo tempo; così che l’uomo, come è stato detto spesse volte, è padrone del proprio destino, e qualunque cosa egli chieda dall’universo, l’universo gli darà.
I suoi desideri saranno naturalmente soddisfatti in quella parte dell’universo alla quale i desideri stessi appartengono.

Così, se egli desidera le cose terrene, dovrà ritornare sulla terra perché quel desiderio possa essere compiuto.
E così ancora l’uomo è obbligato a rinascere per qualunque di quei desideri che trovino la loro soddisfazione nei mondi temporanei e transitori che sono al di là dalla morte.

Questi mondi transitori posti al di là dalla soglia della morte,riconducono tutti, come noi sappiamo, a rinascere quaggiù; così che, se i desideri di un uomo sono fissi sulle gioie di Svarga, se egli ambisce di avere i compensi della sua vita terrena su qualche altro mondo pur esso transitorio, supponendo che egli respinga le gioie terrene col deliberato proposito di conseguire le gioie di Svarga, quelle gioie saranno il compenso delle sue fatiche e tale compenso gli sarà dato a tempo debito.
Ma siccome Svarga è anch’esso passeggero, siccome Svarga è anch’esso transitorio, quell’uomo avrà preso per sua quella strada che è stata chiamata la strada della Luna, la strada che conduce alla rinascita — ricorderete essere scritto che “la luna è la porta di Svarga” — e poscia da Svarga l’anima ritornerà nel mondo terrestre degli uomini.
In questo modo il desiderio, sia che debba essere compiuto quaggiù o in qualche altro mondo anch’esso transitorio, vincola l’anima a rinascere, ed è perciò che è scritto poter l’anima conseguire la liberazione solo quando “saranno spezzati i vincoli del cuore”. "

estratto da : ANNIE BESANT IL SENTIERO DEL DISCEPOLO

sabato 17 novembre 2007

Sulla morte

in rete si trova di tutto!
queste poche righe sulla morte,danno l'idea di quello che succede quando ci troviamo a dover prendere in considerazione l'unica cosa sicura di questa vita.

meditate, meditate!




Morire è soltanto come girare l'angolo di una strada, mio caro, solo il girare l'angolo della strada.
Dietro la curva c'è una luce più luminosa,
fede per i nostri dubbi, pace per la nostra paura, e riposo dopo i tediosi pesi della Vita.
Sorridi, è soltanto il girare l'angolo di una strada, mio caro, solo svoltare l'angolo.

Non piangere! Ti attenderò, mio caro, amandoti tutto il tempo:
Se il mio destino è di svoltare l'angolo, e il tuo di attendere, ancora per un poco, e imparare ad attendere, e lavorare, con un sorriso.
Non piangere! È solo per un attimo, mio caro, solo per un attimo.

Caterine A. Miller