mercoledì 10 giugno 2009
appunti
tratto da : estratto archetipi di Corrado Malanga
domenica 31 maggio 2009
sabato 16 maggio 2009
- appunti -
martedì 12 maggio 2009
PAURA (seconda parte)
Quando tocchiamo il soggetto della depressione ci occupiamo di un fattore tanto diffuso che ben pochi riescono a sfuggirne gli attacchi. È come un miasma, una nebbia che avvolge l’uomo impedendogli di vedere con chiarezza, di camminare sicuro e conoscere la Realtà.
Essa fa parte della grande illusione e quando ciò sarà compreso, diverrà evidente il perché esista la depressione, la cui causa è astrale o fisica e inerente a una situazione mondiale o personale.
Possiamo quindi studiare la depressione come si presenta nell’individuo e considerarne le cause che sono:
307 l. L’illusione mondiale. Essa trascina un’unità isolata, altrimenti esente da condizioni individuali che potrebbero determinare una depressione, nel profondo di una reazione mondia- le. Questa illusione mondiale, con i suoi effetti devitalizzanti e deprimenti, ha le sue radici in diversi fattori che ci limiteremo a indicare solo breve mente:
a. Fattori astrologici che influenzano l’oroscopo planetario e di conseguenza gli indivi- dui, oppure principalmente razziali. Questi due fattori sono spesso trascurati.
b. Il corso del Sole nei cieli. Il corso del sud tende a esercitare un influsso vibratorio più basso e gli aspiranti dovrebbero tenerlo presente in autunno e nei primi mesi inverna- li.
c. Il periodo della luna calante nella fase finale e l’inizio della luna nuova.
Come ben sapete ciò influisce sulla meditazione.
d. Fattori psicologici e inibizioni di massa, dovuti indubbiamente a forze esterne al pianeta e a piani il cui intento è oscuro per l’umanità media.
Queste forze, che influiscono sul genere umano, colpiscono i più sensibili; questi a loro volta influenzano il loro ambiente e progressivamente viene a crearsi un impulso che si diffonde in tutta una razza o una nazione, per un certo periodo o un ciclo di anni, producendo condizioni di profonda depressione e sfiducia reciproca.
Ne risulta un triste egocentrismo ed è un fenomeno che noi chiamiamo panico o un’ondata di irrequietezza. Il fatto che possa ripercuotersi sul piano militare, economico, sociale o politico, oppure sfociare in una guerra o un’inquisizione religiosa, in una crisi finanziaria o internazionale è di secon- daria importanza.
Le cause risalgono ai disegni del processo evolutivo e sono governate dalla buona Legge, anche se non è evidente.
2. Polarizzazione astrale.
Finché l’uomo s’identifica con il proprio corpo emotivo, finché interpreta la vita secondo i suoi umori e sentimenti, finché reagisce al desiderio, avrà sempre momenti di disperazione, di oscurità, di dubbio, di angoscia e depressione.
Essi sono dovuti all’illusione del piano astrale che deforma, capovolge e inganna.
Non è necessario dilungarci su quest’argomento.
Se c’è un fattore che gli aspiranti riconoscono, è la necessità di liberarsi dalla Grande Illusione.
Arjuna lo sapeva, eppure cedette alla disperazione.
Tuttavia, nell’ora della necessità Krishna non gli venne meno, ma nella Gita stabilì le semplici regole che permettono di superare la depressione e il dubbio e che possono essere brevemente riassunte come segue:
a. Conosci te stesso come l’Essere immortale.
b. Governa la tua mente, poiché per mezzo di quella mente l’Essere immortale può essere conosciuto.
c. Apprendi che la forma non è che il velo che nasconde lo splendore della Divinità.
d. Realizza che la Vita Una pervade tutte le forme, sicché non vi è , morte, non vi è dolore, non vi è separazione.
e. Distaccati perciò dal lato forma e vieni a Me, dimorando nel luogo in cui si trovano Luce e Vita.
Così l’illusione finirà.
309 È la sua polarizzazione astrale che espone l’uomo alle proprie molteplici reazioni emotive e alle ondate di sentimenti di massa d’ogni genere.
Questa è la causa per cui egli viene trascinato in quel vortice d’energia incontrollata e di forza emotiva mal diretta che si risolve in una guerra mondiale, in panico nella sfera finanziaria, in un risveglio religioso o in un linciaggio.
Essa lo può portare anche al massimo dell’euforia e della felicità effimera, in cui la “luce ingannevole” del piano astrale gli svela false fonti di svago oppure, data la sua sensibilità, l’euforia di massa lo trascina a una forma di isterismo che si manifesta come allegria sfrenata, che è il polo opposto al pianto irrefrenabile.
Non mi riferisco naturalmente alla vera allegria o al fine senso dell’umorismo, ma a quegli scoppi d’ilarità isterica molto comuni fra la gente e che finiscono in reazioni di stanchezza.
3. Una condizione di devitalizzazione del corpo fisico, dovuta a varie cause, come ad esempio:
1. Un corpo eterico o vitale esaurito.
2. Malattia fisica, congenita o portata da una vita precedente, contratta accidentalmente o dovuta a reazioni emotive errate, oppure al karma di gruppo, come nel caso di un’epidemia.
3. Condizioni atmosferiche. Questo fattore a volte è trascurato, ma le condizioni atmosferiche, il clima, la densità, umidità o siccità, il caldo e il freddo hanno un preciso effetto sullo stato psicologico.
Se studierete, troverete che tutte le cause secondarie e temporanee della depressione e del suo opposto si possono raggruppare in una di queste tre categorie e, quando se ne sia accertata la causa, il rimedio diviene evidente.
Mi sono soffermato un po’a lungo sulle due prime manifestazioni di forza astrale, ossia la paura, comprendente paura della morte, del futuro, della sofferenza, dell’insuccesso e le numerose paure minori cui l’umanità è soggetta e la depressione, poiché in questa epoca e in questo ciclo esse costituiscono il Guardiano della Soglia.
Entrambe indicano una reazione senziente a certi fattori psicologici e non possono essere trattate usando un altro fattore come il coraggio.
Esse devono essere risolte dall’onniscienza dell’anima che opera tramite la mente, non dalla sua onnipotenza.
310 Queste parole contengono un cenno occulto. Non tratterò degli altri fattori elencati, come il desiderio di felicità, di soddisfazione degli appetiti animali, di liberazione, poiché per la maggioranza non costituiscono un problema come i primi due.
Si potrebbe scrivere a lungo sulla manifestazione e la causa di tutti questi fattori, ma quando paura e depressione saranno superate, il genere umano entrerà in possesso della suo retaggio di felicità, di vera soddisfazione (di cui gli appetiti sopra indicati non sono che i simboli) e di liberazione.
È meglio trattare prima dei mali fondamentali.
Una volta dominati, non rimarrà che giusto orientamento e pola- rizzazione nell’anima.
Prenderemo poi in considerazione il modo di superare la vibrazione errata del corpo astrale e l’uso dell’energia astrale nella direzione giusta.
Abbiamo ampiamente trattato del corpo senziente o astrale e considerato i vari modi errati in cui esso si fa sentire.
L’umanità vibra principalmente in uno di questi modi e il corpo senziente di un essere umano comune non è quasi mai libero da qualche umore, paura o agitazione.
Ciò ha determinato una situazione per cui il plesso solare si è sviluppato in modo anormale.
La vita della maggioranza degli esseri umani è governata dal centro sacrale e dal plesso solare e questa è la ragione per cui il desiderio di vita materiale e quello di soddisfazione sessuale sono così strettamente connessi.
Nell’animale, il plesso solare costituisce il cervello e governa tutte le reazioni istintive, ma non è così strettamente legato all’espressione puramente sessuale come lo è nell’essere umano.
Quando il cervello diviene sensibile alla mente che si risveglia e non è più completamente occupato a registrare l’impressione sensoria, avviene l’orientamento che col tempo eleverà la coscienza ai centri situati sopra il diaframma.
Il plesso solare verrà allora relegato di nuovo alla sua vecchia funzione di strumento direttivo della vita animale puramente istintiva.
Per lo studente avanzato il plesso solare è largamente l’organo della sensibilità psichica e rimarrà tale fintanto che i poteri psichici superiori non avranno sostituito quelli inferiori e l’uomo agirà come anima.
La vita sensoria cadrà allora sotto la soglia della coscienza.
TRATTO DA: A.Bailey trattato di magia bianca
sabato 18 aprile 2009
appunti
L’uomo si sente libero, ma in realtà è libero secondo l’impulso di Lucifero.
Scopo di Arimane e Lucifero è impedire all’uomo, attraverso la dialettica, che ritrovi sè stesso al di là dell’astrale da essi dominato.
La concentrazione è per il cercatore moderno la possibilità di restituire all’Io la relazione normalmente usurpata dal corpo astrale.
L’intelligenza della Tenebra tende con tutti i mezzi a evitare che il pensiero conosca il proprio movimento indipendente dal contenuto: opera in modo che il pensiero non distingua se stesso dall’oggetto.
Si produce conoscenza nell’uomo in virtù del fatto che egli emana luce dagli organi di senso, verso il mondo: tale luce si incontra con la luce nel mondo e avviene una fusione; si pratica una riunificazione fra luce umana e luce divina: si accende nell’anima umana il concetto di ciò che è stato colpito dalla sua luce.
All’uomo è ignoto il processo interiore del percepire e del pensare, mediante il quale l’anima emana Luce nel mondo.
domenica 8 marzo 2009
l'illusione
Quest’ultima parola detiene il segreto per eliminare l’illusione, ossia la disillusione, come è stato chiamato esotericamente questo processo di liberazione.
Se avete studiato con attenzione, vi sarà chiaro che la causa dell’illusione è in primo luogo basata sul senso di dualità.
Se questa non esistesse non vi sarebbe illusione e la percezione della natura duplice di tutta la manifestazione è alla radice delle difficoltà che l’umanità incontra nel tempo e nello spazio.
Questa percezione passa per vari stadi ed è il grande problema dell’entità cosciente.
È una difficoltà nel campo della coscienza stessa e in realtà non è inerente alla sostanza o materia.
Colui che dimora nel corpo percepisce in modo errato, non interpreta correttamente; si identifica con ciò che non è il sé; trasferisce la propria coscienza in un mondo di fenomeni che lo sopraffanno, illudono e imprigionano, fino a non aver più pace e sentirsi infelice, pervaso del senso che qualcosa non va.
Riconosce poi di non essere ciò che sembra e che il mondo fenomenico non coincide con la realtà, come aveva supposto.
Da questo momento acquista il senso di dualità, riconosce la “diversità”; si rende conto che questo senso di dualismo deve cessare e che è necessario iniziare un processo di unificazione e un tentativo per pervenire all’unità.
Allora comincia a osservare le sue difficoltà e le affronta coscientemente; per un lungo periodo si impegna a “districarsi dall’illusione per entrare nel mondo in cui solo l’unità è conosciuta”.
ESTRATTO DA A.Bailey l'illusione quale problema mondiale
L'annebbiamento del sentimento
L’umanità è giunta al punto in cui i bene intenzionati, dotati di una certa comprensione e in qualche misura scevri di avidità dell’oro (per alludere simbolicamente al materialismo) rivolgono il desiderio ai doveri, alle responsabilità, all’effetto che inducono sugli altri e alla interpretazione sentimentale dell’amore.
Per molti, invero per i più, esso in realtà è una mescolanza del desiderio d’amare e d’essere amati e della disposizione a fare qualcosa per dimostrarlo ed evocarlo e quindi sentirsi interiormente appagati.
Grande è l’egoismo di chi non vuole essere egoista!
Molti altri sentimenti si raccolgono attorno al desiderio di far mostra di amabili e piacevoli caratteristiche, intese a convogliare rispondenza verso colui che 77 così vorrebbe amare o servire, ma è tuttora avvolto nell’illusione del sentimento.
Questo pseudo amore si basa principalmente su una teoria dell’amore e del servizio tipica di tanti rapporti umani, fra coniugi, fra genitori e figli.
Illusi dal proprio sentimento e poco sapendo dell’amore dell’anima, che è libero e lascia liberi, vagano in una fitta nebbia, spesso trascinando con sé coloro che vogliono servire, per attirarsi affetto in cambio.
Studiate la parola “affetto” e scopritene il vero significato.
Affetto non è amore, ma un desiderio espresso con un’attività del corpo astrale, che influenza i rapporti; non un moto spontaneo dell’anima, privo di desiderio, che nulla chiede per il sé separato.
L’annebbiamento del sentimento imprigiona e inganna tutte le brave persone sensibili, imponendo loro doveri inesistenti e causando un annebbiamento emotivo che dovrà poi essere dissolto dall’afflusso di vero amore disinteressato.
TRATTO DA Alice Bailey l'illusione quale problema mondiale
martedì 3 marzo 2009
dalla prima lettera di Pietro
| cap.5 Esortazioni agli anziani | |
| 1 Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: 2 pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri, secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; 3 non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. 4 E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce. |
giovedì 26 febbraio 2009
venerdì 20 febbraio 2009
Lucifero e la cacciata dall’Eden: l’immaginazione del Paradiso
Guardando da fuori indietro al proprio corpo fisico e all’eterico, ci si deve far stimolare da essi affinché essi producano in noi tale corrispondente immaginazione.
Essa deve apparire, perchè è contenuta in essi.
Esiste quindi la possibilità di vedere questo lontanissimo passato della Terra, estraendo il proprio io e l’astrale dalla corporeità fisco-eterica, guardando indietro ad essa.
Nella visione veggente del proprio corpo fisico, tra gli animali primordiali che si muovono entro il “giardino” vegetale si scorge Lucifero in una forma meravigliosa che, nel fondo del panorama si contorce.
Si viene allora a sapere che l’uomo era quel giardino; ogni essere vegetale ed animale allora distinto e molteplice, era una parte di ciò che ora è il corpo fisico: allora tutto era un mondo indifferenziato costituito di svariate entità, mentre ora tutto si trova riunito in un unico corpo, pur essendo ancora differenziati gli organi fisici.
In quella condizione paradisiaca, Lucifero lo attirò a sè ed egli si uni con lui.
Di conseguenza le Gerarchie lo spinsero insieme a Lucifero, fuori, in altre regioni.
Si immagini di ingrandire enormemente ogni singolo organo, in modo che ognuno di essi diventi un possente essere animale o vegetale: apparirà un’immensa formazione.
A quel tempo l’uomo viveva entro quel mondo di paradiso, vedeva e si sentiva in quelle entità direttamente; di conseguenza all’unione con Lucifero egli venne espulso.
Ciò che era il paradiso si rimpicciolì condensandosi, si raggrinzì e si moltiplicò in miliardi di copie: divenne la sostanza interna degli organi di ogni singolo corpo fisico umano.
Mentre prima l’uomo vedeva e conosceva un regno di paradiso come suo mondo esterno, ora quel mondo è sparito alla sua percezione, perchè è diventato il suo mondo interno.
Prima vedeva il Dio del polmone, il Dio del cuore: oggi non li vede più, perchè essi sono ora come fossilizzati entro l’interno del suo corpo fisico.
Oggi l’uomo vede solo ciò che è all’esterno dei suoi occhi; un tempo egli vedeva ciò che gli stava dentro.
In altre parole, l’uomo, con l’unione con Lucifero ha causato la condensazione del mondo in cui prima dimorava, in prodotti di appassimento e di raggrinzamento, rintracciabili quali organi del suo attuale corpo fisico.
tratto da uno studio steineriano di tiziano bellucci
domenica 15 febbraio 2009
appunti
Il modello ereditato avrà il sopravvento su di essa: permarrà debolezza, fragilità e predisposizione alle malattie. Si avrà un corpo floscio, privo di vigore.
Una persona ad es. che non abbia in una vita passata amato la pittura, avrà un’espressione e un carattere antipatico. Se un’altro non avesse avuto interesse per la musica nascerà con predisposizione verso le malattie polmonari.
Se al contrario un individuo avrà avuto interesse per il mondo, scoppierà di salute.
Si può quindi affermare che le disposizioni verso la malattie o alla salute vengono dal karma.
Occorre comunque tener conto che anche riguardo la malattia, il karma non si esplica sempre solo come pareggio, bensì anche come causa di preparazione per un effetto futuro.
Invece, riguardo la predisposizione innata dalla nascita verso una patologia o alla salute, in tal caso si parlerà di esplicazione karmica.
LA POVERTA’ D’ANIMA COMPLICA IL LAVORO DELLE ENTITA’ KARMICHE
(la coscienza dei disincarnati)
Non potrà avvicinarsi ad alcuni Esseri spirituali; questi gli rimarranno estranei perché a lui stesso mancherà la capacità di avvicinarli.
L’uomo avverte allora in un dato momento in quel mondo che, anche attraverso la scelta di condannarsi a infermità fisiche sulla terra possa essere l’unico modo per rimediare alla sua incapacità nel mondo spirituale dovuta alla sua povertà d’anima; egli si predestina così una malattia, attraverso la quale possa trarne, per mezzo del discernimento offertogli dal dolore, una spinta che gli permetterà di conquistare quanto prima era stato da lui trascurato.
VARI CASI DI NESSI KARMICI NELLE AMICIZIE
Il desiderio di sapere come fosse da giovane la persona con cui si è stretta l’amicizia in anzianità, conduce nella successiva esistenza a diventarle amica in gioventù.
L’interruzione di un’amicizia svela comunque la vendetta karmica di un’antica amicizia che fu nella vita precedente, troppo egoistica.
Se invece in un’incarnazione si è trascorso il principio o la fine dell’esistenza con una persona, nella vita successiva la si incontrerà verso metà dell’esistenza.
Oppure può accadere di essere uniti con amicizie nell’età infantile: questo significa di regola che nella precedente vita si era stati uniti con lei poco prima della morte.
tratto da uno studio steineriano di tiziano bellucci : i nessi karmici I parte
martedì 10 febbraio 2009
l' oblio di Se?
Continuiamo a leggere qualche brano tratto dai Detti e fatti dei Padri del deserto:
"Un anziano diceva: «Tre poteri di Satana precedono tutti i peccati: il primo è l'oblio, il secondo la negligenza, il terzo la cupidigia. Difatti, dall'oblio nasce la negligenza, dalla negligenza la cupidigia, e questa fa cadere l'uomo. Ma se l'anima è abbastanza attenta da scacciare l'oblio, non giungerà alla negligenza, se non è negligente non sentirà la cupidigia, e se non ha la cupidigia mai peccherà [...]».
[...]
Un grande anacoreta, che domandò: «Satana, perché mi combatti così?», udì Satana rispondergli: «Sei tu che fortemente mi combatti».
[...]
Un fratello interrogò l'abate Isidoro, il sacerdote di Scete: «Perché i demoni ti temono tanto?». L'anziano rispose: «Da quando mi sono fatto monaco, mi sono forzato d'impedire che la collera mi salisse alla testa».
[...]
Un anziano disse: «Se sei orgoglioso, sei il diavolo. Se sei triste, sei suo figlio. E se ti preoccupi di mille cose, sei il suo servitore senza riposo»".
Qualche parola di commento.
Sulla prima sentenza. L'oblio è oblio di sé, oblio del Sé, dimenticanza della sua verità, del suo essere in sé, del suo essere autonomo, auto-sufficiente, auto-splendente, autentico, che nulla cerca, che nulla desidera, riposante nella sua quiete silenziosa, senza nome, senza voce: pace su pace, silenzio su silenzio, vuoto su vuoto. Questo oblio conduce alla negligenza, cioè a quella svogliatezza, a quella trascuratezza di sé, di un sé che da signore è divenuto servo, che dalla sua autonomia è divenuto soggetto vincolato, domandante, alla ricerca, esposto rovinosamente. Da qui, dunque, la naturale conclusione: la cupidigia. La cupidigia intesa come desiderio sfrenato, avidità, brama continua di cose, di persone, di situazioni, di novità, di cambiamenti, di risposte, di distrazioni, di fughe. Il Sé fuori dalla sua casa originaria cerca dimora in altro da sé e così infinitamente si perde nel suo tentativo di trovare soluzione al suo vagare. Un detto epicureo rammenta: "Niente basta a chi non basta ciò che è sufficiente" (Sentenze vaticane, 68).
Sulla seconda sentenza. È la legge che regola la logica di un atteggiamento di contrapposizione, di contrasto. Il problema è prodotto da un approccio all'insegna della lotta, dell'antitesi, del conflitto. Da qui nasce il dualismo, da qui la frattura soggetto-oggetto, da qui il tentativo di soluzione attraverso la ricerca; da qui la sensazione di mancanza, di ostruzione. La sofferenza come esito del mio combattere. Il mio oppormi produce il nemico; dico: "Ecco il problema!" e in quel momento è proprio vero... ecco il problema, eccolo nascere.
Sull'ultima sentenza. Orgoglio, tristezza, preoccupazione sono diverse facce di una vita ego-centrata. Svuotato, immerso nel flusso degli eventi, non sono orgoglioso perché semplice e anonimo; non sono triste perché appagato, senza mancanza; non sono preoccupato perché calmo, in quiete.
TRATTO DA : la meditazione come via
sabato 7 febbraio 2009
il dolore
Tutte le forme bramose di egoismo, ambizione, vanità, orgoglio ossia tutte le caratteristiche che ci aiutano a farci valere ed apparire come “esseri speciali” sono espressioni di forze luciferiche che agiscono in noi.
Se nell’ordinamento del mondo vi fosse solo Lucifero, noi non potremmo mai liberarci dei risultati e degli effetti delle brame e delle tentazioni da lui indotte.
Esiste qualcosa, che ci aiuta a liberarci e ad elevarci al di sopra degli impulsi luciferici e a superarli.
Quel qualcosa è il dolore.
Esso ci viene dato dalle potenze buone.
Mediante il dolore possiamo col tempo sottrarci dai tentacoli delle potenze luciferiche.
Se non vi fosse il dolore, non considereremmo poi tanto male essere preda di Lucifero: non ci sentiremmo indotti a ritrarci dai suoi influssi.
Il dolore invece (che è la coscienza del corpo astrale irregolarmente desta –vedi conf. precedente) riesce a distoglierci dal continuare sempre a cadere di continuo nel dominio di lucifero.
Il dolore diventa il nostro educatore, il risvegliatore.
Ma ci si può chiedere: come può il dolore essere il nostro educatore, se non siamo affatto consapevoli della sua forza benefica?
Non c’è bisogno di essere consapevoli di questo.
Esso agisce con la sua forza educatrice lo stesso.
Il dolore è un segno distintivo della circostanza di trovarci succubi di una forza luciferica che ci ha causato la malattia.
Non è comunque bene, anche se comodo, classificare da un lato le malattie che paiono causate da Lucifero da quelle causate da Arimane.
Infatti queste due entità sono frammischiate: dove finisce una, comincia l’altra.
TRATTO DA UNO STUDIO STEINERIANO DI TIZIANO BELLUCCI
mercoledì 7 gennaio 2009
...San Pellegrino Laziosi
preghierina a S.Pellegrino Laziosi:
Pellegrino, fratello e amico,
discepolo di Cristo, Signore della pace,
santo nella Chiesa di Dio
ascolta benigno la nostra supplica.
Nella tua vita hai sperimentato
il male dell'odio e il danno della discordia:
città divise in frazioni,
famiglie dilaniate dalla vendetta,
vite troncate dalla violenza.
Per la tua intercessione, Pellegrino,
il Signore ci conceda
di nutrire sentimenti di amicizia
e pensieri di riconciliazione,
di divenire araldi
del Vangelo di misericordia,
promotori della giustizia,
operatori di pace.
Implora dal Signore
pace e concordia per noi e per tutti;
pace nel cuore, dove il seme della Parola
produca frutti di perdono e di mitezza;
pace nelle famiglie,
perché vivano salde nell'amore;
pace nelle nazioni,
perché il rumore delle armi
si muti in canto di speranza;
ed esse, superate le contese,
promuovano il rispetto della vita,
i valori della solidarietà
e il progresso sociale.
Accogli, san Pellegrino,
servo fedele della Vergine umile e mite
la nostra lode e la nostra suplica,
tu che vivi nella santa dimora
del Padre, del Figlio e dello Spirito,
a cui sia gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
mercoledì 31 dicembre 2008
gli Angeli e l'uomo
nell’uomo l’amore non è sviluppato quasi per nulla ed è confuso con molte altre entità che sgorgano dai regni del desiderio.
A differenza degli angeli l’uomo non ha ricevuto il dono dell’amore puro: per poter progredire deve perfezionarsi fino ad imparare ad amare senza condizioni e senza desiderio" .
Mark Hedsel : l'iniziato
sabato 20 dicembre 2008
mercoledì 17 dicembre 2008
v i v i . . .
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un`altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
Madre Teresa di Calcutta
domenica 14 dicembre 2008
P A U R A (prima Parte)
Questo elenco potrebbe essere esteso di molto, ma è sufficiente per indicare la prevalenza delle paure d’ogni genere.
Esse dominano molte situazioni e gettano la loro ombra su molti avvenimenti felici.
Esse ridu- cono l’uomo a un timido e impaurito atomo di vita senziente, spaventato di fronte alla meraviglia dei problemi dell’esistenza, consapevole della propria insufficienza, come uomo, a far fronte alle situazioni e incapace di abbandonare paure e perplessità ed entrare in possesso del suo retaggio di libertà e vita.
Talvolta la paura lo opprime così tanto da fargli temere per la propria ragione.
Il quadro non può essere che oscuro, perché la paura è l’energia astrale predominante di questo periodo e la sensibile umanità vi soccombe anche troppo facilmente.
Chiedete quali siano le cause fondamentali della paura.
Questa domanda, se fatta risalire abbastanza addietro nella storia esoterica del nostro sistema solare, non trova alcuna risposta plausibile.
Solo l’iniziato avanzato può comprendere.
La paura ha le sue radici nella trama e nel tessuto della materia stessa; è per eccellenza una formulazione o un effetto del principio mentale e un risultato dell’attività mentale.
Il fatto che uccelli e animali conoscano la paura, pone il soggetto su un piano più vasto che se si trattasse semplicemente di una debolezza uma- na o il risultato dell’attività relativa al funzionamento della mente umana. Essa non dipende dal fatto che l’uomo possiede una mente razionale; se egli usasse la ragione in modo corretto,
potrebbe eliminare la paura.
Essa consiste in ciò che viene definito Male cosmico, espressione altisonante, ma che significa ben poco.
299 Essa è inerente al fatto della materia stessa e al gioco degli opposti: anima e materia.
L’anima senziente di animali e uomini, nel subconscio è consapevole di fattori quali:
l. L’immensità del Tutto e il senso di oppressione che ne deriva.
2. La pressione esercitata da altre vite ed esistenze.
3. L’operare inesorabile della Legge.
4. Il senso d’imprigionamento, di limitazione e di conseguente inadeguatezza.
In questi fattori, che scaturiscono dallo stesso processo della manifestazione e la cui potenza persiste e cresce nel corso delle età, si trovano le cause di tutta la paura moderna e le basi di tutto il terrore, soprattutto quello puramente psicologico, ben diverso dalla paura istintiva dell’animale.
Dare spiegazioni più chiare e concrete a nulla gioverebbe.
A che servirebbe sentirsi dire che la paura è una qualità del male (o della materia) che colora o caratterizza fondamentalmente il corpo astrale o senziente del nostro Logos planetario?
Cosa ne ricavereste se accennassi al problema della grande Vita in cui viviamo, ci muoviamo e abbiamo il nostro essere, che anch’essa, sul suo piano cosmico, cerca la liberazione e affronta le proprie prove ed esperienze particolari?
Come trovare le parole adeguate per descrivere una lotta cosmica fra Vite dotate di una coscienza tanto impersonale e sublime da rendere ridicolo qualsiasi termine relativo alla vita umana, che inoltre non potrebbe in alcun modo trasmettere un’idea della verità o della re- altà?
Male cosmico, progressione cosmica o problemi cosmici possono ben essere rimandati a quel tempo lontano in cui gli aspiranti avranno conseguito la terza iniziazione, perduto ogni senso di separazione e, essendosi identificati con l’aspetto Vita e non con il lato forma, po- tranno in qualche misura penetrare nello stato di coscienza del nostro Logos planetario, perce- pire il Suo destino e avere una fugace visione della consumazione.
300 Limitiamoci dunque a volgere la nostra attenzione all’uomo, soprattutto all’uomo comune, e vediamo da dove provengono le ondate di paura che continuamente lo sopraffanno.
1. La paura della morte si basa:
a. Sul terrore del processo finale del distacco al momento della morte.
b. Sul terrore dell’ignoto e dell’indefinibile.
c. Sul dubbio dell’immortalità.
d. Sul dolore di lasciare i propri cari o di esserne lasciati.
e. Su antiche reazioni a morti violente subite in passato, profondamente annidate nel subconscio.
f. Sull’attaccamento alla vita della forma, perché la coscienza vi si è a lungo identificata.
g. Su vecchi insegnamenti errati riguardo al paradiso e all’inferno, entrambi ugualmente sgraditi come prospettiva per certi tipi di persone.
Parlo della morte conoscendo l’argomento sia dal lato dell’esperienza del mondo esterno che da quello dell’espressione della vita interiore: la morte non esiste.
Come sapete, vi è l’ingresso ad una vita più piena.
C’è libertà dagli ostacoli del veicolo carnale.
Il tanto temuto processo di distacco non esiste, salvo nei casi di morte violenta e improvvisa e, anche allora, di veramente sgradevole c’è soltanto un istantaneo e opprimente senso di pericolo e distruzione imminenti e una sensazione molto simile a una scossa elettrica.
Null’altro. Per l’essere poco evoluto la morte è letteralmente sonno e oblio, poiché la mente non è sufficientemente sveglia per reagire e il serbatoio della memoria è ancora praticamente vuoto.
Per il buon cittadino me- dio, con la morte il processo vitale continua nella sua coscienza e prosegue con gli interessi e le tendenze della sua vita.
La sua coscienza e il suo senso di consapevolezza rimangono inva- riati.
Egli non avverte una grande differenza, ci si prende cura di lui e spesso egli non si rende conto di avere attraversato l’episodio della morte.
301 Per i malvagi e crudelmente egoisti, per i criminali e quei pochi che vivono unicamente per ciò che è materiale si determina la condizione che definiamo ‘legato alla terra’. I legami che hanno creato con la terra e la tendenza terrena di tutti i loro desideri li costringono a rimanere in prossimità della terra e della loro ultima residenza terrena.
Essi, cercano disperatamente e con ogni mezzo possibile di ristabilire il contatto e rientrare.
In qualche raro caso, un grande amore personale per coloro che sono stati lasciati o il fatto di non aver adempiuto un dovere riconosciuto e urgente trattiene anche esseri buoni e interiormente belli in una condizione quasi analoga.
Per l’aspirante, la morte è l’accesso immediato ad una sfera di servizio e d’espressione alla quale è abituato e che riconosce subito come non nuova.
Durante le ore di sonno egli ha sviluppato un campo di servizio attivo e di studio. Ora egli vi trascorre sempli- cemente tutte le ventiquattro ore (per usare il concetto di tempo terreno) invece delle consuete poche ore di sonno.
Col passare del tempo e prima della fine del secolo, la morte sarà finalmente considerata inesistente, nel senso oggi inteso.
La continuità di coscienza sarà così sviluppata e un così gran numero di uomini fra i più elevati agirà simultaneamente nei due mondi, che i vecchi timori spariranno e il rapporto fra il piano astrale e quello fisico sarà così fermamente stabilito e scientificamente controllato che il lavoro dei medium in trance fortunatamente e giustamente cesserà.
La comune e ordinaria medianità con trance e le materializzazioni sotto controllo di guide per lo più indiane sono perversioni dei rapporti fra i due piani, proprio come le perver- sioni sessuali e le distorsioni dei veri rapporti fra i due sessi.
302 Con ciò non alludo al lavoro dei chiaroveggenti, per quanto limitato, o alle entità di alto calibro che si impossessano di un corpo, ma parlo degli sgradevoli fenomeni di materializza- zione, di ectoplasma e del lavoro cieco e poco intelligente compiuto da vecchi Atlantidei de- generati e da anime legate alla terra, i capi e le guide indiane di tipo comune.
Nulla c’è da im- parare da loro, ma ci sono molte cose da evitare.
Il regno della paura della morte è quasi sul finire e ben presto inizieremo un periodo di conoscenza e di certezza che reciderà alla base tut- te le nostre paure.
Trattando della paura della morte si può far poco, salvo elevare tutto il sog- getto a un livello più scientifico e insegnare alla gente a morire in questo senso.
Esiste una tecnica del morire come ne esiste una del vivere, ma in Occidente è andata perduta quasi del tutto e in gran parte anche in Oriente, salvo in alcuni centri di Conoscitori.
Potremo trattare ul- teriormente quest’argomento più avanti, ma il pensiero del necessario avvicinamento al sog- getto può rimanere presente nella mente dei lettori di questo libro, i quali leggendo, studiando e pensando potranno raccogliere materiale interessante, riunirlo e pubblicarlo.
2. Paura del futuro.
Questa paura tenderà ad aumentare e sarà ancora causa di molto tur- bamento nel mondo prima di essere eliminata. Essa deriva da tre facoltà umane:
a. Abiti mentali psicologici istintivi, profondamente radicati nella natura animale e che ri- salgono all’istinto primordiale di conservazione. Le razze selvagge ne sono tuttavia quasi e- senti. Lo stato mentale di guardare al futuro ‘anticipando gli eventi è una caratteristica pretta- mente umana ed è il germe della facoltà d’immaginazione, legata ai processi mentali, che col tempo si fonderà con la meditazione intuitiva unita alla visualizzazione, ciò che rappresenta la vera base d’ogni lavoro creativo. Ma ora è una minaccia e un ostacolo. Antiche sofferenze, atroci ricordi, sofferenze ossessionanti profondamente annidate nel subconscio affiorano spesso alla superficie, provocando una condizione di paura e angoscia che nessun ragionamento sem- bra in grado di acquietare.
303 I mezzi di comunicazione mettono anche la persona più insignificante in rapporto con le tragedie, le sofferenze e le disgrazie del fratello a migliaia di chilometri di distanza. L’attuale catastrofe economica ha creato una condizione di terrore di massa e, quanto più un individuo è sensibile, tanto più reagirà a questo stato mentale. La paura del futuro è quindi un’angosciante miscuglio di memoria istintiva ed immaginazione che anticipa e pochi sfuggono a questa mi- naccia. Preoccupazione e ansia sono la sorte d’ogni uomo e non possono essere compensate e superate da nessun altro fattore inferiore all’anima stessa.
b. I lampi di previsione emananti dall’anima che dimora nella coscienza dell’Eterno presente.
Quando il contatto con l’anima è fermamente stabilito e la coscienza del Conoscitore è sta- bilizzata nel cervello, la previsione non comporta terrore. Il quadro appare nella sua interezza e non come un barlume fugace e frammentario come accade attualmente. Il rimedio rimane quindi il medesimo: stabilire relazioni così strette fra anima e cervello, attraverso la mente ad- destrata e governata, in modo che causa ed effetto appaiano come una cosa sola e possano essere presi i giusti provvedimenti per affrontare la situazione correttamente e nel modo più van- taggioso.
La previsione raramente preannuncia felicità e la ragione è facile a comprendersi.
Il genere umano si trova al punto in cui il figliuol prodigo è cosciente della futilità della vita terrena.
Esso è pronto per considerare con attenzione il messaggio del Buddha, poiché per lunghi secoli è stato tormentato da guerre e carestie, dal desiderio e dalla lotta economica. Il panorama che scorge davanti a sé appare oscuro e minaccioso, carico di cataclismi e disastri.
304 Eppure, se gli uomini mettessero in atto il concetto di fratellanza, con tutto ciò che implica, nella vita e nel lavoro d’ogni giorno, in tutte le relazioni fra capitale e lavoro, fra governanti e popolo, fra le nazioni o fra le razze, sulla Terra emergerebbe una pace che nulla potrebbe sconvolgere.
Una regola semplice, eppure ancora ben lontana dalla comprensione mentale del- la maggioranza!
È possibilissimo che un uomo provi i timori di altre persone, mentre nulla ha da temere per se stesso.
Può identificarsi a tal punto con i loro presagi di catastrofi future da interpretarli in relazione alle proprie esperienze future.
Egli non è in grado di dissociarsi dalle loro reazioni e assorbe una parte così grande del veleno presente nella loro aura mentale da esserne trascinato in un vero vortice di terrore e paura.
Eppure, se soltanto potesse vederlo, il futuro non gli riserva alcuna catastrofe.
Egli s’inganna, ma il corpo astrale e il plesso solare reagiscono come se fosse vero.
Purtroppo questo si verifica spesso ora che vi sono migliaia di anime sensibili che aspirano, inesperte nel trattare il karma mondiale, completamente aperte alla sofferenza degli altri e incapaci di distinguere fra il loro destino nel futuro immediato e il destino di altri nel loro ambiente.
Agli aspiranti più avanzati e a quelli sul Sentiero della Prova può capitare di entrare in contatto con antiche vibrazioni di male e miseria sul piano astrale, da lungo tempo passati e superati; oppure possono leggere un frammento degli archivi akascici riguardante sventure incombenti su un individuo o un gruppo, ai quali forse non assisteranno mai, ma essi riferiscono l’informazione a se stessi e di conseguenza ne soffrono.
305 3. Paura del dolore fisico.
Per molti questa paura è alla base di tutte le loro ansietà, anche se non se ne rendono conto. È effettivamente un risultato che scaturisce dalle altre tre categorie di paure: la tensione imposta al corpo astrale, la tensione causata dall’uso della facoltà d’immaginazione e la tensione del ragionamento nel sistema nervoso fisico.
Questo sistema diventa oltremodo ipersensibile e può provocare le più acute sofferenze fisiche. Malattie e af- flizioni che potrebbero sembrare di poca importanza al tipo comune più flemmatico, si aggra- vano fino a diventare una vera e propria angoscia. Coloro che curano gli ammalati dovrebbero tener conto di questo fatto e provvedere a ridurre la sofferenza fisica con sedativi e anestetici per evitare ulteriore e indebita tensione a un sistema nervoso già sovraffaticato.
Mi chiedete se approvo l’uso dell’etere e del cloroformio nelle operazioni e dei sedativi. Fondamentalmente no, ma temporaneamente lo ammetto certamente.
Quando il contatto con l’anima è fermamente stabilito ed è stata sviluppata la facoltà di entrare e uscire dal proprio corpo fisico a volontà, questi aiuti non sono più necessari.
Nel frattempo possono essere con- siderati misure d’emergenza, rese necessarie dal karma mondiale e dal punto d’evoluzione del genere umano. Naturalmente non mi riferisco all’uso di narcotici e droghe usati da persone i- steriche e squilibrate, bensì all’uso giudizioso di palliativi del dolore sotto la saggia guida del medico.
4. Paura dell’insuccesso.
È comune a molte persone in diversi campi. Paura di non riuscire a far bene, paura di non conquistare l’amore e l’affetto di coloro che amano, paura di essere disprezzati o guardati dall’alto, paura di non riuscire a vedere e cogliere le opportunità, sono tutti aspetti del complesso di paura che caratterizza la vita di molte persone di valore. Ciò può attribuirsi a un ambiente che non è congeniale ed è poco comprensivo, oppure all’impressione di non essere dotati di qualità adeguate al compito e, in molti casi, è radicata nel fatto che un uomo è un discepolo, o un’anima veramente grande, pronta a incamminarsi sul Sentiero della Prova.
306 Egli ha avuto qualche contatto con l’anima; ha scorto la visione e la possibilità; guarda alla propria personalità e la raffronta con il lavoro da compiere, con la qualità delle persone con le quali ciò l’ha messo in contatto.
Ne risulta un complesso d’inferiorità molto potente, poiché a- limentato da vere correnti di forza provenienti dall’alto.
Come sappiamo, l’energia segue il pensiero ed è colorata dalla qualità di quel pensiero.
L’uomo volge un occhio critico e disgu- stato alla sua personalità e così facendo alimenta proprio ciò che egli deplora, rendendosi in tal modo ancora più inadeguato al compito.
È un circolo vizioso che deve essere interrotto com- prendendo perfettamente la verità contenuta nelle parole: “Come un uomo pensa, tale egli è.” Soffermando l’attenzione sulla natura della sua anima onnisciente diverrà simile a quell’anima. Il suo pensiero si focalizza nella coscienza dell’anima ed egli diventa quell’anima che si manifesta per mezzo della personalità.
Questo non è che un breve riassunto delle principali paure che affliggono l’umanità e serve soltanto a entrare nel soggetto e offre l’occasione di dare alcuni suggerimenti pratici.
TRATTO da A.B. t. M.B.



